Allenarsi nel deserto… ogni scusa è buona

Amo il deserto. Amo allenarmi e correre nel deserto. Il deserto ti entra dentro. Solo chi lo ha vissuto può capirlo. Un po’ come il “Mal d’Africa”. E grazie al fatto di vivere a Dubai posso passare un bel po’ di tempo tra le mie dune. Da quando ho percorso i miei primi 42 km nel deserto, qualcosa è cambiato in me, nel mio modo di approcciare la corsa e lo sport in genere. Ogni volta che posso vado ad allenarmi in questo ambiente, spesso di notte (non solo per il caldo ma anche per viverlo in maniera diversa) ma non solo.

Il tramonto è il mio momento preferito perchè mi da’ modo di vivere le due fasi e la relativa transizione; oltre darmi la possibilità di fermarmi dopo l’allenamento e accendere un fuoco e defaticare in completa simbiosi con la natura.

Non ho bisogno di motivi per andare nel deserto a correre, ma sicuramente avere “una scusa” mi da’ lo spunto per farlo una volta in più: portare un amico che non c’è mai andato, fare delle fotografie oppure, come questa volta, testare delle nuove attrezzature, grazie Carole Pipolo di Outdoor and News e da Instinct Trail.

Un giorno Carole infatti mi chiama e mi avvisa “sta per arrivare del materiale, vorrei che lo provassi”. Dopo pochi giorni arriva il pacco, che subito apro con Willy, che non resiste alla tentazione di provare il materiale prima di me

Una nota proprio sulle attrezzature. Quando mi sono avvicinato per la prima volta alla corsa in deserto, era un periodo in cui avevo un occhio al triathlon e alle OCR (Obstacle Course Races), tipo la Desert Warrior Challenge e la Spartan Race. Per cui particolare attenzione era data all’abbigliamento tecnico, in particolare con il triathlon. Ed infatti anche alla mia prima prova di 42 km in deserto ero arrivato con attrezzatura “figa da circuito”. Cito letteralmente dall’articolo scritto dopo quella prova:

tuta da triathlon (comodo per le tasche dietro), scarpe da maratona su sterrato, bandane varie per proteggersi dal caldo ed eventualmente detergersi, bandana elasticizzata per eventualmente proteggersi naso e bocca in caso di tempesta, maglietta a maniche lungue elasticizzata e pantaloni lunghi elasticizzati da usare nella prima parte per evitare ustioni (neri, perche erano gli unici che avevo), 4 gel da mettere nella banda elastica porta gel, albicocche secche, 6 bottiglie d’acqua piccole (in genere posso non bere fino a 30 km in allenamento), una maglia-pile a maniche lunghe per eventuale freddo notturno, occhiali da sole, crema solare, un cambio per il dopo gara, una keffiah (sempre utile), un telo da mare per eventuali necessita di soste sonno nel deserto.

Sempre citando dal precedente articolo

Appena parto una gazzella… adrenalina a mille. E invece ho impiegato meno di 1 km a capire che l’abbigliamento era completamento inadeguato.

Per cui col tempo ho imparato a tornare allo stato “primitivo” della corsa, dando meno importanza e facendo a meno degli accessori che – se dimenticati o deteriorati durante li tragitto – ti mettono in crisi. Ho ridotto il materiale all’essenziale. Il camel bak non andava più bene perchè ho imparato quanto fosse importante vedere sempre la razione d’acqua rimasta. Quindi ho iniziato a fare allenamenti con abbigliamento lungo per evitare ustioni, ma comodo; a non fare caso al brand ma alla consistenza delle attrezzature; a farmi bastare l’essenziale, come l’acqua (oltre l’abbigliamento di base). Il completamento di un percorso non può essere legato ad un qualcosa che si può perdere, rompere, dimenticare.

Dopo un po’ ho iniziato ad inserire nei miei obiettivi anche gare lunghe in altri ambienti più o meno estremi, tipo le trail in montagna: prma esperienza di trail in assoluto, la Cortina Trail (47km), sicuramente non la più facile delle gare. Ma con un panorama che ripaga e che fa di questa gara ancora la mia preferita. Qui non puoi fare a meno (sia per regolamento se non corri in solitaria, sia per la tua sicurezza) di determinati accessori.

Per cui sono arrivato naturalmente ad un compromesso tra i due estremi. Abbigliamento tecnico (quando serve) ma sempre con spirito di adattamento orientato a sfruttare al massimo quello che si ha. Lo zaino porta bottiglie (trasparenti possibilmente, per vedere sempre quanta acqua si ha), ha sostituito il camel bak. E così via.

Oggi ho avuto la possibilità di testare del materiale durante il mio allenamento in Al Qudra (zona di Dubai ancora semi-desertica dove spesso mi reco per i miei allenamenti), in particolare: maglietta e short in tessuto tecnico, zaino porta borracce / oggetti e cappello. Sicuramente materiale fantastico, in particolare la maglietta che ha anche alcune scompartimenti sulle maniche in corrispondenza delle spalle. In genere anche quando corro in deserto per varie ore durante il giorno e devo indossare magliette comode a manica lunga, tendo ad avere una maglietta tecnica sotto. Anche lo zaino l’ho trovato particolarmente confortevole; sebbene per corse brevi tenda ad andare anche senza nulla, magari portando a mano un’unica bottiglia d’acqua o una borraccia, sicuramente lo proverò durante una gara lunga, grazie ai vari scomparti. Non amo i cappelli, devo ammetterlo, mi fanno surriscaldare la testa; per cui avendo provato questo in deserto ho rimpianto un po’ la mia guthra… ma il tessuto tecnico aiuta sicuramente. Mentre anche il pantaloncino corto con i suoi scomparti ha avuto un’ottima resa. Quando corro di giorno in deserto e devo mettere pantaloni comodi lunghi, comunque tendo a mettere uno short da running sotto, per evitare eccessivo sfregamento del tessuto sulla pelle.

Adesso sono curioso di provare lo stesso materiale in montagna.. ma per il momento.. smetto di scrivere e mi godo il mio fuoco e il tetto di stelle. Passo e chiudo, dal deserto di Dubai.

Willy Instinct Trail

Foto di Nico de Corato

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Foto di Alessia Maraschino

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