Gli angeli del business..per finanziare la tua idea imprenditoriale

La storia dei Business Angel – ovvero quei privati  che  offrono  capitali  e  competenze,  aiutando  molti  giovani  imprenditori  (o  aspiranti  tali),  creativi, inventori,  a  concretizzare  le  loro  idee  innovative  in start­‐up. – ha origine e si è sviluppata negli USA di fine ‘800 quando alcuni imprenditori particolarmente propensi al rischio, finanziavano gli spettacoli di Broadway. In seguito estesero il loro ambito di intervento ad altre tipologie di attività, tanto da essere considerati, nel 1933 “investitori accreditati”, secondo la definizione che di tale categoria viene fornita già dal Security Act. Per agevolare la diffusione del fenomeno, venne poi creata una rete telematica, denominata Ace-Net, gestita da enti universitari e di ricerca, che fungeva e funge tuttora da punto di contatto tra finanziatori e finanziati imprenditori. È una sorta di piazza di incontro, creata in Internet dal SBA (Small Business Administration), il Ministero americano della piccola media impresa. Esperienze successive a quella statunitense si sono sviluppate in Europa, e precisamente nel Regno Unito dove la cultura d’impresa è più simile a quella USA e nei Paesi Bassi, dove esiste uno sviluppato network di Business Angel.

Anche l’Italia ha la sua rete di Business Angel, e grazie  ad  un’occasionale  segnalazione  (tramite  un membro   dell’INSME   Middle   East),   abbiamo   avuto modo di conoscere e entrare in contatto telematico con l’ing. Paolo Anselmo, presidente dell’IBAN (Italian   Business   Angels   Network).

Paolo Anselmo, ingegnere, 57 anni, è presidente dell’associazione che dal 1999 riunisce i business angel italiani (170 investitori circa, che sommando gli appartenenti ai “club deal” salgono a 600). È tra i principali protagonisti dell’angel investment in Italia. Secondo i dati diffusi dall’associazione nel 2014 gli investimenti sono saliti del 45%: 46 milioni di euro. Un buona crescita, dettata anche da «una migliore qualità delle analisi e dei dati raccolti».

Dal 2007 al 2013 è stato Presidente di INSME, di cui abbiamo parlato recentemente sulle nostre pagine, in occasione del meeting sud-­‐africano. L’INSME è un’associazione aperta a membri internazionali che mira a rafforzare la cooperazione transnazionale e la partnership tra settore pubblico e privato nel campo dell’innovazione e del trasferimento tecnologico alle PMI.

Dal 2013 è Vice Presidente e Tesoriere di ANIMA Investment Network, Associazione di diritto francese che promuove e coordina le attività di cooperazione tra tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Nico de Corato: Presidente, innanzitutto la ringraziamo del tempo che ci ha dedicato per questa
intervista; per chi non avesse chiaro cosa sia un business angel, può darci una breve definizione? quali sono le principali differenze tra business angel e venture capital?

Paolo Anselmo: Il Business Angel è un ex titolare di impresa, un manager in attività o in pensione, che dispone di mezzi finanziari (anche limitati), di una buona rete di conoscenze, di una solida capacità gestionale e di un buon bagaglio di esperienze. Ha il gusto di gestire un business, il desiderio di acquisire una partecipazione in aziende con alto potenziale di sviluppo e l’interesse a monetizzare una significativa plusvalenza al momento dell’uscita; l’obiettivo del Business Angel è quello di contribuire alla riuscita economica di un progetto imprenditoriale e di creare valore. Investitori “informali” nel capitale di rischio è la definizione italiana del termine anglosassone Business Angels. Relativamente alla differenza tra BA e VC: il Business Angel investe le proprie risorse economiche in una logica di differenziazione di asset al location e quindi decide se e come rischiare parte del proprio patrimonio mobiliare; il Venture Capitalist investe denaro altrui che ha precedentemente raccolto sul mercato e viene remunerato per la sua attività di gestore.

NdC: Il business angel si impegna solo economicamente o si impegna anche nell’attività di sviluppo
/ strutturazione della start up?

PA: Il Business Angel è costantemente impegnato nello sviluppo dell’impresa da lui investita, non si tratta di un mero apporto di capitale di rischio ma anche di competenze manageriali.
Nel caso sempre più frequente di investimenti in cordata (in questo caso si parla di “syndication”), il Business Angel economicamente più coinvolto svolge il ruolo di “champion” dell’investimento ed è colui che è maggiormente coinvolto nella gestione attiva dell’impresa investita. Gli altri membri della cordata hanno in questo caso un ruolo più defilato.
Il “champion” assiste alla redazione ed allo sviluppo del Business Plan, funge da intermediario finanziario nei confronti del capitale di debito, accompagna l’imprenditore nelle sue decisioni.

NdC: mediamente quale è il range dell’importo finanziato?

PA: Siamo sempre più in presenza di investimenti in cordata (in questo caso si parla di “syndication”). I dati empirici ci permettono di affermare che complessivamente l’investimento medio è compreso tra 200 e 300 mila euro. I Business Angel afferenti alla cordata investono mediamente tra i 10 e i 20 mila euro. Sono sempre più presenti soggetti pubblici attivi a livello regionale che agiscono da moltiplicatori rispetto all’investimento dei BA.

NdC: Come può un giovane imprenditore candidarsi?

PA: All’interno del sito di IBAN è presente una apposita sezione denominata “proponi il tuo progetto”.
Il form compilato è reso disponibile in una area riservata del sito accessibile a tutti i soci dell’Associazione.

NdC: In genere che percentuale degli imprenditori che vi contattano sono orientati allo sviluppo verso l’estero? quanti verso gli Emirati Arabi?

PA: I dati ci dicono che l’investimento del Business Angel è finalizzato ad un primo sviluppo territoriale (locale) del business model. Lo sviluppo verso nuovi mercati internazionali è l’obiettivo di un secondo round di investimento che può vedere coinvolti anche Venture Capitalists.
Il mercato degli Emirati è indubbiamente molto interessante, ma di difficile conoscenza operativa. Ne consegue un primo sviluppo verso l’Europa e gli USA.

NdC: In questo periodo l’area del GCC (Kuwait, Qatar, Emirati Arabi, Saudi Arabia, Oman, Bahrein) rappresenta un fulcro importante per gli investimenti internazionali, non solo a causa dell’Expo 2020. Quali ritiene essere settori di interesse per investimenti nell’area per giovani startup?

PA: L’area del GCC può essere un mercato importante per settori quali il green/energy/water, per il food/drink e per le attività correlate al benessere della persona. Gli ambiti ICT e media/social sono più frequentemente orientati, da parte di molti giovani imprenditori – italiani in particolare, verso il mercato USA.

NdC: Cosa accadrà dopo l’Expo 2020? Gli Emirati saranno in grado di non collassare?

PA: Gli Emirati devono sfruttare la loro disponibilità di risorse economiche per investire in start up italiane/europee con l’obiettivo di realizzare modelli di business consoni alle necessità del loro territorio unitamente alla possibilità di svolgere attività di bridging verso i paesi più a est.

NdC: un’ultima domanda, prima di congedarci e ringraziandola ancora per il suo tempo. A prescindere dell’aiuto economico di un possibile business angel o di un capitale iniziale già a disposizione, quale consiglio darebbe ad un giovane imprenditore con una potenziale idea?

PA: Il giovane imprenditore deve tradurre la propria idea in un business plan che sempre contenga elementi oggettivamente valutabili da parte di terzi. Il secondo passo è di confrontarsi con il mondo degli investitori per individuare i propri punti di forza e di eventuale debolezza.

7..DIT SMEs Forum holding the V INSME Annual Meeting

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