Che si fa stasera? Si va a correre nel deserto..

Un altro traguardo raggiunto. Quando metti 50 km nelle gambe sai che nessuno potrà più levarteli (cit. Max Calderan). E a ciò si aggiunge la soddisfazione che quello che prima sembrava un traguardo irraggiungibile, oggi diventa quasi la normalità: a maggio i miei primi 42k nel deserto (partenza 4 del pomeriggio), dopo due mesi un allenamento da 40 km (partenza 5,30 del mattino, durante il giorno abbiamo toccato i 52 gradi), adesso, dopo altri 2 mesi, altri 50 km in notturna.

Quest’ultima prova è stata davvero dura; psicologicamente oltre che fisicamente. Sebbene avessi un’auto in assistenza e il percorso su sabbia fosse adiacente un tracciato in asfalto (ho programmato questo allenamento presso l’Al Qudra Cycling path a Dubai), ho simulato la solitaria, il che vuol dire autosostentamento idrico, alimentare e sanitario (è stata la prima volta). La corsa notturna poi (dopo una giornata comunque lavorativa) mette in crisi anche il corpo che ti urla “voglio dormire”.

Due giorni prima della data programmata ho fatto un test vicino casa, sempre correndo sulla sabbia e per una decina di km in assetto gara e sempre di notte. Nello zaino (che alla fine pesava circa 10 kg) ho previsto:
Acqua a basso contenuto di sodio (alcune bottiglie grandi da usare per rifornire le due piccole che invece avevo a portata di mano)
– telo
– 2 magliette di ricambio e un paio di calzini sportivi di ricambio (per assicurare un minimo di comfort)
– pantaloni lunghi (qualora avessi finito con il sole già alto)
kit pronto soccorso preparato ad hoc da Caduceus Medical
– pile di ricambio per le due lampade (una frontale, l’altra da impugnare di riserva)
– cellulare (per contattare eventualmente l’auto di assistenza in caso di necessità lontano dai check point)
– cintura da utilizzare eventualmente anche in emergenza (per tirare qualcosa o qualcuno, da usare come laccio emostatico, ecc..)

La sera prima mi sono recato in zona con il rescuer che avrebbe guidato l’auto in assistenza per verificare percorso e clima, e per stabilire i check point (ogni 10 km circa).

Arriva il momento; durante il giorno normale lavoro al pc (ho evitato attività faticose o troppi appuntamenti in giro), pasti normali ma con un po’ di carboidrati in più. A mezzanotte appuntamento con un amico, Michele, che affascinato dall’esperienza decide di unirsi per i primi km.

Esco di casa verso le 23,30, e subito realizzo che il tasso di umidità è più alto della sera prima; questa cosa mi mette tensione anche se cerco di non dimostrarlo. Fermati ad un supermarket per comprare (forse stesso per la tensione) altra acqua da tenere in auto per emergenza, approfitto anche per un caffè freddo, che bevo per metà mentre ci si reca a destinazione. Arrivati ad Al Qudra, pochi minuti per i preparativi poi si parte. È un test importante. I miei primi 50 km no stop; la mia prima corsa in notturna; la mia prima corsa con zaino da 10 kg.

Come da programma la prima ora la faccio di passo, nella sabbia. Obiettivo: acclimatamento e non sprecare tutte le energie, la strada è lunga. Michele (che non punta ai 50 km) dopo la prima ora fatta così decide di continuare ad oltranza (inizialmente pensava di fermarsi dopo 10 km); per fortuna avevo preso la cassetta d’acqua da tenere in auto!

Quando corri nel deserto non hai musica a farti da compagnia, hai bisogno di ascoltare il tuo corpo e l’ambiente circostante. Avere una persona accanto, se da un lato può essere di conforto, dall’altro rischia di togliere focus dal tuo obiettivo, soprattutto se si hanno target diversi. Bisogna rimanere concentrati. Se non hai voglia di parlare, non farlo. Se hai bisogno di fermarti, fermati; non seguire il passo dell’altro. È la cosa più importante, ma anche quella più difficile.

I km passano, passano anche i primi due checkpoint. Dove mi fermo per rifornire le bottiglie piccole dalle grandi nello zaino. Il rifornimento lo faccio volante mentre si va. Datteri per ora.

Arrivati a circa metà percorso lo zaino inizia a pesare. Ho programmato ai 25 km di fermarmi per 5 minuti per riposare; ma in realtà non ho bisogno di dormire, solo di levarmi il peso dalla schiena per un po’.

Al cartello dei 25 comunico a Michele che mi sarei fermato, anche per testare la sosta che su percorsi più lunghi diventa necessaria. Ma anche per abituare il corpo alle micro soste (a volte la cosa più difficile è ripartire dopo essersi fermati). Michele decide di continuare, altrimenti rischia di non ripartire. Gli lascio una mezza bottiglia d’acqua.

Micro sosta: zaino a terra, mi stendo, punto la sveglia dopo 5 minuti, ma difatto non riesco a dormire. Sono solo nel deserto (Michele è già sparito nel buio) ma in realtà non mi sento affatto solo. Sento animali muoversi, il vento che soffia tra le piccole dune tutto intorno. Inizio ad agitarmi, non vedo l’ora di ripartire, ma mi forzo per rimanere giù. Appena sento la sveglia scatto in piedi, zaino in spalla, mi rimetto in marcia e subito butto giù un altro dattero e due strisce di carne secca (è arrivato il momento delle proteine).

Adesso si corre da soli; stando per la maggior parte sulla sabbia, sono costretto a tenere la luce accesa per evitare buche o altri ostacoli. Cerco di rendere la simulazione quanto più possibile realistica; se nel mezzo del deserto – dove non arrivano mezzi – prendi una semplice distorsione, rischi di rimanerci.

Continuo ad andare, sento versi strani di animali (?), ma che non so riconoscere e ogni tanto dei brividi mi salgono lungo la schiena. Paura? Si credo di si.

Lo zaino diventa sempre più pesante, provo a tenerlo un pò sul davanti, ma cambia poco; e anzi con lo zaino avanti non riesco a correre. Arrivano i 30 km, check point; auto ferma a fare accesi. Segnalo che è tutto ok senza fermarmi, mi dicono che Michele è appena andato via. Riprendo e dopo poco effettivamente lo incontro ma decide di salire in auto (che era ancora a vista).

Oramai albeggia, posso rimuovere le varie lampade e metto il cibo che rimane nello zaino (per avere la sensazione di essere più libero); anche una delle bottiglie grandi è finita, ma ancora tanto peso da portare. Verso i 35 km una visione… un fuoristrada rosso viene verso la mia direzione, ma passando sulla sabbia. Di sicuro non è un ciclista che viene ad allenarsi.
Un amico! Alex – manager dell’Inflight Dubai – decide di passare sapendo del mio allenamento per un veloce saluto e per darmi un po di supporto. Due parole scambiate al volo mentre io corro e lui guida al mio fianco. Gli faccio segno di aspettarmi alla prima panchina perchè ho bisogno di riposare ancora qualche minuto senza zaino.
Mancano circa 15 km; ho consumato pochissima acqua, per cui uso una bottiglia grande per raffreddare muscoli e testa. Finisco quello che resta e butto giu l’ultimo pezzo di carne secca. Riprendo, Alex va via, ma iniziano ad arrivare i primi ciclisti.

A -10 km incrocio l’auto in assistenza, mi fermo 30 secondi per un rapido check. Vedo una bottiglietta mezza piena: butto giù quello che era rimasto del caffè freddo della sera prima.. Mi vedono notevolmente “tirato” in viso. Continuo ma decido di lasciare a loro lo zaino. Fossi stato in una situazione realmente in solitaria, avrei preso quello che ritenevo indispensabile (assicurandelo addosso con la cintura o in altro modo) e avrei lasciato lo zaino. Oramai cammino.

Qualche ciclista che passa mi chiede se è tutto ok, faccio segno di si. Ma mi rendo conto di barcollare. Dopo circa 40 minuti dall’ultimo check point vedo l’auto in assistenza che torna indietro per venire a fare un controllo. Chiedo quanto manca. La risposta mi congela “10 km”.
Non è possibile, insisto. Chiedo di controllare, spiegando che il cartello “meno 10” lo avevo passato da almeno 40 minuti. Mentre l’auto fa un avanti/indietro sulla strada che costeggia la pista per contare i km, io vado avanti, ma ammetto di essere scoraggiato. Mi dico “se mancano meno di 5 km continuo, altrimenti – diamine – ho comunque fatto un allenamento di oltre 8 h in notturna”.

Passano alcuni minuti e penso.. se ci mette cosi tanto forse erano davvero 10 km.

Riecco spuntare l’auto.. fa che siano meno di 5 km..

Mancano 6,5 km…

dicono dall’auto. Guardo perso nel vuoto. Non so cosa fare. Stringo i pugni per qualche istante.
Li guardo.
Parto.
Prendo con me solo una bottiglia d’acqua piccola.
Voglio finire.
Inizio di nuovo a correre! Non so neanche io da dove prendo le energie. Fino a poco fa sembravo morto.

– 5 km, bevo un po’ d’acqua, rallento per poche decine di metri. E cosi mi impongo di fare a ogni km.
– 3 km, altro poco d’acqua controllo l’ora, vorrei finire in meno di 9 h; dovrei farcela
– 2 km, altra bevuta, controllo quanta acqua rimane; oramai ci siamo
– 1 km, piccolo sorso d’acqua, il resto lo verso sulla testa: accelero

Arrivo. Fermo il cronometro.

Massimo scende dall’auto e si congratula. Una lacrima scende (forse anche più di una).
Controllo il tempo (anche se so che non fa alcuna differenza..): 8h 49′ 30″

Una granda prova di resistenza. Abbigliamento, scorte, concentrazione.. tutto promosso.
Un controllo all’acqua avanzata, mio grande problema alla prima prova: 1 bottiglia grande (considerando quella che ho svuotato sapendo di aver fatto 4/5 del percorso). Ma un minimo margine di deve tenere.

Possiamo andare a dormire, ma non prima di aver fatto una fantastica e assolutamente “unhealty” colazione…

Un ringraziamento particolare a:

– Massimo Ziino per le foto e per l’assistenza
– Max Calderan & Desert Academy per il coaching

Che si fa stasera? Si va a correre nel deserto..

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