Dalla sabbia del deserto all’agricoltura

Con l’introduzione di nuove tecnologie o semplicemente utilizzando sistemi di irrigazione millenari, ecco come può nascere, dalla sabbia l’agricoltura.
I punti verdi in Arabia Saudita
In una serie di immagini satellitari, la Nasa ha documentato l’evoluzione dell’attività agricola nel deserto saudita dal 1987 a oggi, mostrando la nascita di enormi punti verdi. Ciascuna area è un campo di circa un km di diametro, irrorato d’acqua per mezzo di sistemi rotanti su un perno centrale che pompano acqua sotterranea. È una riserva che non potrà essere ricostituita, essendosi formata prima dell’ultima era glaciale, circa 20.000 anni fa, e la pioggia (nel deserto saudita circa 100/200 mm di acqua l’anno) normalmente non raggiunge le falde sotterranee. I geologi stimano in 50 anni il periodo durante il quale il pompaggio sarà economicamente sostenibile.

Il Sahara Forest Project in Qatar
Si possono realizzare impianti di coltivazione nei pressi della costa unendo la tecnologia della serra ad acqua di mare con quella del solare termodinamico; la vicinanza al mare permette infatti di garantire la presenza costante di acqua che viene inviata ad un impianto di desalinizzazione tramite una pompa a energia solare. Insomma, si usa ciò che si ha in abbondanza per produrre quello che più serve: con una vasta area desertica, la luce del sole, l’acqua salata e la CO2 si possono così produrre cibo, acqua ed energia pulita. Il primo progetto, voluto dal governo e finanziato dalla Yara International Asa e dalla Qatar Fertiliser Company, si estende su una superficie di 10mila metri quadrati in prossimità di Measaieed, città industriale del Qatar. L’impianto già è in funzione ed ha prodotto il primo raccolto di cetrioli.
Il Sahara Forest Project, pertanto, utilizza tecnologie ambientali già esistenti e collaudate, quali acqua salata e serre fredde, energia solare concentrata ed interventi di rinverdimento di zone aride. La sinergia fra le diverse tecnologie combinate migliora la performance e l’economia del sistema. Attraverso la creazione di nuova vegetazione nelle aree precedentemente aride, il sistema offre anche la possibilità di immagazzinare considerevoli quantità di CO2 nei nuovi vegetali.

La sabbia nanotecnologica, degli Emirati Arabi Uniti
Una società degli Emirati Arabi Uniti, ha sviluppato una nanotecnologia rivoluzionaria per creare una sabbia impermeabile idrofoba che si può stendere direttamente in una sottile coltre al di sotto della sabbia del deserto. L’obiettivo è di impedire l’evaporazione della preziosa umidità che si forma nel deserto durante la notte, rendendola disponibile alle radici delle piante. A due chilometri dal Mar Morto, dove la pioggia cade molto raramente e la temperatura ad agosto è di 50°C, sono stati condotti degli esperimenti. La sabbia nano-tecnologica è già in fase di produzione al ritmo di 3000 tonnellate al giorno e promette una rivoluzione nel deserto.

Gli aflaj dell’Oman
L’Oman è situato in una delle aree più aride del mondo. La gestione dell’acqua è, da secoli, una priorità. Simbolo dell’ingegnosità omanese sono gli aflaj, cinque dei quali sono stati riconosciuti patrimonio Unesco dell’umanità. Sono antiche canalizzazioni che tutt’oggi distribuiscono 900 milioni di metri cubi d’acqua all’anno. Grazie alla gravità l’acqua viene canalizzata dal sottosuolo o da altre sorgenti per fini agricoli o per usi domestici, spesso per molti chilometri. La loro gestione, la ripartizione delle risorse idriche tra i vari villaggi, è gestita tramite la mutua dipendenza.
Campi e giardini vengono bagnati per brevi tratti di tempo, in genere mezz’ora, e molti villaggi hanno un orologio solare per scandire i turni di irrigazione.

 

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