Dubai Wood Show

Sulla scia del successo delle edizioni 2007 e 2008, il Dubai Wood Show (21-23 aprile) di quest’anno ha ospitato il più gran numero di espositori statunitensi mai presenti a una fiera in Medio Oriente, sottolineando così l’importanza che ha assunto di recente tale regione per i produttori di latifoglie americane. Le latifoglie americane si sono infatti così affermate in Medio Oriente che l’American Hardwood Export Council (AHEC), organizzatore del’American Hardwood Pavilion, ha giudicato che fosse il momento giusto per dimostrare il proprio impegno per il mercato della regione e rafforzare i legami tra gli esportatori statunitensi e gli importatori, produttori e arredatori della regione MENA (Medio Oriente e Nord Africa). In effetti, in base agli ultimi dati disponibili raccolti dallo United States Foreign Agricultural Service, nel 2008, le esportazioni dirette complessive dei prodotti in latifoglie americane più ricercati (segati, tranciati, pavimentazioni e modanature) verso la regione MENA sono aumentate del 19,6% in termini di valore, toccando i 55,5 milioni di dollari. Il principale prodotto a valore aggiunto in latifoglie americane esportato nella regione – le tavole di segati – ha registrato un incremento del 3,7% in termini di volume, raggiungendo i 48.698 mc, e del 3,8% in termini di valore, raggiungendo i 35,5 milioni di dollari.

Analogamente, sono significativamente aumentate anche le spedizioni di impiallacciato e di tronchi: rispettivamente del 59,7% per un totale di 18,6 milioni di dollari, e del 58,6%, per un totale di $25,5 milioni di dollari (51.547 mc). Oltre ad avere un proprio punto informazioni, AHEC ha anche organizzato, la sera del 21 aprile, un ricevimento e un convegno presso il Park Hyatt Hotel di Dubai. Nel corso del convegno Rupert Oliver, consulente AHEC, ha illustrato agli importatori e agli utenti finali della regione MENA le credenziali ambientali delle latifoglie americane e l’impegno dell’industria delle latifoglie americane per promuovere in tutto il mondo l’approvvigionamento ‘verde’ e l’uso di materiali edili sostenibili. Ciò ha suscitato particolare interesse negli Emirati Arabi Uniti, dove Estidama, il piano integrato che definisce linee guida per la progettazione, la gestione e la manutenzione di edifici “verdi, nonché il Consiglio per le costruzioni ecologiche degli Emirati (Emirates Green Building Council) e il comune di Masdar chiedono tutti a gran voce l’introduzione di norme di edilizia ‘verde’. Dopo l’intervento di Rupert Oliver, Bob Sabistina, consulente per la classificazione di AHEC, ha presentato brevemente le norme di classificazione del legno di latifoglie americane stilate dalla National Hardwood Lumber Association (NHLA). Si tratta di un sistema complesso, già alla base di ogni operazione commerciale tra gli esportatori di legno di latifoglie statunitensi e gli importatori di tutto il mondo, di fondamentale importanza per creare una collaborazione durevole e proficua.

fonte: www.infobuilddossier.it

3 thoughts on “Dubai Wood Show

  • 19 Giugno 2009 at 17:48
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    EAU un paese unico al mondo, per certi versi molto diverso dall’Italia, che ha attraversato anni socialmente ed economicamente molto duri; meno male che esiste una buona percentuale di italiani che amano e rispettano gli UAE e stanno contribuendo a preservarlo..

  • 21 Giugno 2009 at 01:07
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    GOLFO: ECONOMIE MONARCHIE PETROLIFERE IN VELOCE RIPRESA
    (di Alessandra Antonelli) (ANSAmed) – DUBAI – Rallentate nei mesi scorsi dalla crisi finanziaria e dalla conseguente caduta dei prezzi del petrolio, le economie del Golfo sono nuovamente in fase di accelerazione, e, contrariamente alle misurate previsioni di inizio anno, chiuderanno i bilanci con cifre ben al di sopra di quanto stimato. Lo rivelano diverse analisi pubblicate negli ultimi giorni e che sembrano confermare i segnali susseguitesi nelle ultime settimane: l’aumento dei prezzi del petrolio, la fine della caduta libera dei prezzi immobiliari in citta’ strategiche come Dubai, la risalita dei mercati azionari. Le borse della regione hanno chiuso ieri una settimana di transazioni tutte in positivo, con indici negli Emirati Arabi Uniti (Eau), in Qatar e Kuwait, tra i piu’ alti dall’inizio della crisi economica. Dubai, tra le citta’ piu’ in vista e chiacchierata del panorama economico regionale, prima osannata e poi demonizzata, e’ stata raccontata come citta’ sull’orlo del collasso, con esodi professionali verso altre destinazioni. Gli ultimi dati rilasciati dal dipartimento per l’immigrazione degli Eau, pur confermando la cancellazione di 400.000 visti di lavoro tra ottobre e marzo, rivelano nello stesso periodo il rilascio di 600.000 nuovi permessi, con un attivo in entrate. ”Sono dati positivi e rassicuranti, soprattutto perche’ coprono i mesi piu’ difficili della crisi,” ha commentato Philippe Daube-Pantanacce, economista della Standard Chartred Bank (Sbc) che ha curato il rapporto ”La ripresa del Consiglio di Cooperazione del Golfo” (Ccg). Dopo mesi in picchiata, il settore immobiliare, che negli Eau ha rappresentato negli ultimi cinque il maggior motore economico dell’emirato, e’ in timida risalita. ”Toccato il fondo” con un crollo medio del prezzi del 30-40% nei mesi scorsi, ha registrato un +4% ad aprile, confermato da un +5% in maggio secondo i rapporti delle agenzie immobiliari. Ad incentivare la ripresa, l’iniezione di capitali immessi nel mercato dal governo federale e la fine delle svendite a prezzi stracciati che avevano ulteriormente contribuito a far precipitare i prezzi. La societa’ di ricerca Mercer ha inoltre condotto uno studio che apre ulteriore spiragli: il 42% delle imprese interpellate – 67 tra le maggiori, regionali ed internazionali, presenti nei sei paesi petroliferi del Ccg – sta pianificando nuove assunzioni entro la fine dell’anno. Il 73% di tali imprese, rivela ancora lo studio, aspetta bilanci superiori o pari a quelli registrati nel 2008. Nella sua analisi, la Sbc ha inoltre stimato che il greggio raggiungera’ 75 dollari al barile entro il 2009, con una media che si assestera’ al 42% , un incremento che, se mantenuto, portera’ nelle casse dei sei Paesi del blocco petrolifero 114 miliardi di dollari di entrate extra. (ANSAmed).

  • 21 Giugno 2009 at 01:09
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    Oltre all’aumento della domanda immobiliare ed al conseguente contenuto rialzo dei prezzi, vengono osservate diverse iniziative importanti ad opera delle autorità emiratine, tra tutte una serie di provvedimenti mirati ad incentivare gli investimenti esteri:
    – solleciti alle autorità di Dubai affinchè blocchino o addirittura riducano (fino al 30%) i costi costitutivi e gestionali per le società.
    – possibile (sembrerebbe ormai prossima) rimozione del vincolo 49/51% per la costituzione delle società fuori dalle free-zone.
    (le voci si fanno sempre più frequenti ed autorevoli, significherebbe la fine dello “sponsoring”).

    Tutto ciò è inserito in una strategia ad alto livello volta a ridare fiducia agli investitori e promuovere una più rapida ripresa economica con un vero sviluppo industriale (quello che mi aspetto avvenga, dopo il caotico sviluppo immobiliare, con la creazione di una rete di infrastrutture che consentiranno la realizzazione di un vero tessuto connettivo urbano).

    Passata la sbornia ed il mal di testa, è interessante vedere come le autorità locali sembrino avere una buona capacità nel reagire tempestivamente con soluzioni mirate ed idonee.

    Del resto anche in Europa sembrerebbe che, pur in presenza di danni epocali, le cassandre siano destinate a essere smentite dalla ragionevolezza e dalla determinazione alla sopravvivenza dei sistemi economici ed industriali.
    Se così fosse, il botto del 2008 potrebbe produrre effetti positivi nel medio lungo termine, tagliando le unghie alla speculazione e ricreando le basi per uno sviluppo più consapevole.

    Il grosso rischio sta nel sistema finanziario/bancario, vero responsabile della crisi, ha già protetto se stesso ed ora potrebbe ingessare il sistema produttivo indipendentemente dalle buone intenzioni e dalle giuste misure prese da governi, industriali e parti sociali.

    Staremo a vedere.

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