Fotografia subacquea: il mio primo test in mare con una reflex

In acqua prima dell'immersione al Banco di Santa CroceBussano alla porta. Arriva il pacco, atteso da qualche giorno. Più grande di quanto immaginassi. Il contenuto: una custodia subacquea NIMAR per la mia Nikon D3200. Dopo vari esperimenti con macchine di minore prestigio (che però mi hanno consentito di apprendere i rudimenti della fotografia necessaria per il mio lavoro di social media consultant e blogger professionista), qualche tempo fa ho deciso di fare un primo salto di qualità e passare ad una Nikon D3200. La scelta è ricaduta su una reflex con un buon rapporto qualità/prezzo (di fatto non ho bisogno di macchine più potenti per svolgere il mio lavoro), ma che avesse la possibilità di montare un microfono esterno.

Data la collaborazione con alcune riviste specializzate nelle immersioni e data la mia passione per la subacquea, ho affiancato a questa reflex prima un modello della Canon (la PowershotD20) in grado di resistere fino a 10 mt di profondità senza custodia, poi una Nikon Coolpix AW110 (in grado di resistere fino a 18 mt e con profondimetro integrato). Queste macchine però ben presto hanno rivelato i propri limiti, soprattutto considerando il confronto con la Nikon D3200. Per cui mi sono deciso a ordinare una custodia NIMAR per massimizzare la resa mediatica delle mie immersioni. La versione ordinata è quella per una D3200 con ottica AF-S Nikkor 18/55 mm f/3.5-5.6G ED VR e oculare.

Appena arrivata, ho dedicato un po’ di tempo per studiare il mio nuovo acquisto. Realizzata in policarbonato trasparente la Custodia Nimar 3D per DSLR Nikon D3200 riveste perfettamente la fotocamera. I nuovi ganci inox con sicura a clip assicurano un’efficiente tenuta stagna fino ad una profondità di – 60 mt. Abbastanza semplice allestire la camera nell’assetto subacqueo, ma meglio non provare direttamente quando poi ti serve la macchina..

Adesso non restava altro che effettuare un test in acqua.. banco di prova per la custodia: il Banco di Santa Croce. Da un controllo in internet, incrociato con le informazione degli amici sommozzatori della zona, il diving ottimale per realizzare questa immersione si è rivelato essere l’A.S.D. Bikini Diving. Ho contatto il presidente, Pasquale Manzi, illustrando le mie necessità di effettuare un’immersione di test per la mia attrezzatura prima di ripartire per Dubai, e che magari potevamo cogliere l’occasione per scattare alcune foto per la rivista della Emirates Diving Association (con cui collaboro), presentando il Banco di Santa Croce come possibile diving destination per gli appassionati residenti negli Emirati. Pasquale si è dimostrato disponibilissimo, comunicandomi un paio di date in cui era possibile seguire l’associazione per fare delle immersioni.

Il giorno delle immersioni, abbiamo avuto il piacere di conoscere anche Eleonora de Sabata, giornalista e fotografa di mare, da oltre vent’anni è impegnata nella divulgazione del mare in TV (BBC, Discovery Channel, Rai e Mediaset) e sulle principali riviste e quotidiani italiani e stranieri, inclusi il National Geographic e il Financial Times. Al giornalismo Eleonora unisce l’attività di ricerca scientifica, di educazione ambientale e la scrittura (al suo attivo una collana di libri per ragazzi per la De Agostini, oltre che libri di turismo subacqueo).

Oltre a raccontarli in documentari, libri (fra cui uno per ragazzi per la De Agostini: “Cosa fanno gli squali tutto il giorno nel mare?”), articoli, trasmissioni TV, conferenze e mostre fotografiche Eleonora ha anche iniziato a studiare gli squali: nel 2001 ho ideata infatti il progetto MedSharks per lo studio degli squali grigi in Turchia, dello squalo elefante in Sardegna, del capopiatto in Sicilia, dello spinarolo e del gattopardo. In particolare al Banco di Santa Croce è attivo un’azione di monitoraggio delle uova di gattuccio, motivo che ha portato Eleonora ad immergersi quel giorno; il Banco è uno dei pochissimi siti del Mediterraneo dove lo squalo gattuccio e lo squalo gattopardo depongono centinaia e centinaia di uova ovunque identificabili. Durante l’immersione, basta volgere lo sguardo sulle numerosissime gorgonie rosse per vedere queste uova a testimonianza del miracolo della natura. Moltissimi volontari supportano il progetto cogliendo l’occasione delle immersioni per segnalare con delle apposite tag le uova, ovvero per monitorare la loro evoluzione.

Il Banco di Santa Croce , “zona di tutela biologica” istituita nel 1993 è costituito da cinque grandi pinnacoli rocciosi . Le pareti, più o meno scoscese, a seconda dei diversi versanti, raggiungono circa 50 m. di profondità. Come tutte le volte che si prova qualcosa di nuovo (in questo caso gli elementi nuovi erano tanti: la location, l’attrezzatura, i colleghi di immersione..), c’era un po’ di tensione, anche per l’aspettativa di avere un minimo di foto da poter usare. L’assetto leggermente positivo della macchina con lo scafandro non ha creato disagio, e ha rivelato subito l’utilità del laccio di sicurezza.  Superati i primi 7-8 m di profondità si materializza uno scenario di una bellezza difficilmente immaginabile, per un tratto di mare così prossimo alla foce del fiume Sarno. Invece è proprio l’apporto dei nutrienti del fiume insieme all’oscurità (dovuta al primo strato di acqua torbida) a creare un ambiente perfetto per lo sviluppo di una rigogliosa vita di organismi sciafili. Gorgonie rosse e gialle e Axinelle cannabina fanno capolino già nei primi 18 m, dando la possibilità di impugnare la macchina e provare le prime fotografie. Ad una maggore profondità aumenta la concentrazione di gorgonie, spesso ricoperte da uova di gattuccio, scenario quasi unico nel mediterraneo. Oltre i 30 m, si aprono alla vista del subacqueo grandi rami di Gerardia savaglia e negli innumerevoli anfratti si nascondono gattucci e grossi gronchi. Circumnavigando il pinnacolo principale, troviamo una grande spaccatura verticale che taglia in due la parete, dove la luce filtrando dall’alto attraversa l’intreccio dei rami di gorgonie, regalando  uno scenario davvero suggestivo e dandoci la possibilità di provare qualche controluce. Non sono mancate grosse cernie, e grazie a un po’ di fortuna abbiamo potuto vedere librarsi nel blu e fotografare (seppur da lontano) esemplari di aquile di mare, ormai stanziali. A volte, durante le eventuali soste di decompressione, non è raro vedere sfrecciare, nei periodi di passo, ricciole, palamiti e lampughe.

L’immersione è stata un’insieme di emozioni. Sebbene abbia ancora tanto da imparare nell’ambito della fotografia subacquea (pur non essendo e non volendo essere un fotografo professionista), sono soddisfatto del test e della qualità di queste prime foto scattate con la custodia NIMAR. Magari, dopo aver fatto qualche altra prova al mio rientro a Dubai, il prossimo acquisto saranno le luci da abbinare alla custodia.

Ringrazio ancora Pasquale Manzi del Bikini Diving per la disponibilità e l’assistenza, ed Eleonora de Sabata per le interessanti e utili informazioni naturalistiche inerenti l’immersione che abbiamo fatto.

Uova di gattuccio Uova di gattuccio. Il gattuccio è una specie ovipara: la femmina, dopo essere stata fecondata dal maschio, depone tra i rami delle gorgonie alcuni astucci ovarici dalla forma tipica (i borsellini della sirena dove l’embrione si sviluppa autonomamente.

Aquila di mare Un’aquila di mare, pesce cartilagineo della famiglia Myliobatidae, diffuso anche nel Mediterraneo e comune nell’Adriatico.

 

Alcuni membri del Bikini Diving Pasquale Manzi e alcuni membri del Bikini Diving

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *