Gli Emirati Arabi Uniti fuori dalla black list italiana

Fisco italiano Emirati Arabi Uniti fuori black listCambiano le black list in Italia dei “paradisi fiscali“. Gli Emirati Arabi Uniti escono da una delle black list. Infatti il ministero dell’economia italiano ha attuato due decreti ministeriali che modificano le black list sulla “indeducibilità dei costi” e sulle “controlled foreign companies (Cfc)”. I decreti sono stati firmati dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, e applicano quanto previsto dalle disposizioni contenute nella legge di stabilità 2015, che hanno modificato i criteri previsti per l’elaborazione di tali liste con l’obiettivo di favorire l’attività economica e commerciale transfrontaliera delle imprese italiane. In merito alla legge di stabilità (articolo 1, comma 678) si è previsto che l’unico criterio rilevante per la black list sulla «indeducibilità dei costi» relativi a transazioni effettuate con giurisdizioni estere sia la mancanza di un adeguato scambio di informazioni con l’Italia, mentre è stato eliminato il criterio relativo al livello adeguato di tassazione.

Il decreto modifica la black list in base a questo nuovo criterio: sono stati eliminati dalla lista nera 21 Paesi e giurisdizioni (il 31%) con i quali è in vigore un accordo bilaterale che consente lo scambio di informazioni in materia fiscale tra cui gli Emirati Arabi Uniti, in particolare, ecco quelle uscite: Alderney (Isole del Canale), Anguilla, ex Antille Olandesi, Aruba, Belize, Bermuda, Costarica, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Gibilterra, Guernsey (Isole del Canale), Herm (Isole del Canale), Isola di Man, Isole Cayman, Isole Turks e Caicos, Isole Vergini britanniche, Jersey (Isole del Canale), Malesia, Mauritius, Montserrat, Singapore. Rimangono ancora invece nella “lista nera” la Svizzera, Hong Kong, il Liechtenstein, le Maldive e le Seychelles.

In materia di Controlled Foreign Companies (CFC), la black list è invece stilata in base ai due criteri congiunti, dello scambio di informazioni e del livello di tassazione, che non può essere inferiore al 50% di quello italiano. Con il decreto firmato sono quindi stati eliminati dalla “black list Cfc” quei Paesi che, oltre ad avere un accordo con l’Italia sullo scambio di informazioni, applicano un regime generale di imposizione non inferiore al 50% di quello applicato in Italia, vale a dire Filippine, Malesia e Singapore (dunque 3 paesi su 67 paesi pari a meno dell’1%). Restano ancora presenti in entrambi le liste Monaco e Liechtenstein.

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