“Il DONO” di Patricia Peytrignet Canovà (prima parte)

Al suo tocco,

ogni parola detta sino a quell’attimo divenne vuota,

ogni sguardo rivolto altrove fu perduto,

ogni istante vissuto in sua assenza, dimenticato.

È questo: lei è questo.

È l’oblio, è l’incompletezza di te stesso.

…È la consapevolezza di non poterne più fare a meno…

È il dono che, almeno una volta nella vita, vorremmo ricevere.

«…Io vedo i morti e loro vedono me…».

Il camice bianco si voltò fissando la donna con aria preoccupata, pensierosa.

«Si» Accondiscese mentre con la mano si accarezzava contropelo la barbetta crescente producendo un suono simile ad un raspore.

Non aveva avuto il tempo  di passare il rasoio quella mattina perchè la telefonata di Asia, l’infermiera di turno, così concitata e confusa lo aveva buttato giù dal letto alle cinque.

…«Dottore, qualcosa di incredibile è accaduto  e voi sapete a chi mi riferisco….dopo tanti giorni….incredibile, ha parlato!  Facevo il giro delle stanze per il solito controllo e l’ho sentita… nemmeno immaginereste cosa……»….

E, a quella notizia, la ragione di Omar si era fermata, in verità aveva smesso di ascoltare Asia già dal  “ha parlato”.

Ricordava di aver indossato gli abiti del giorno prima, forse si era sciacquato il viso, forse aveva riagganciato il telefono senza una parola o, forse, aveva farfugliato  un qualcosa e comunque …. preoccupato solo di arrivare il prima possibile in ospedale, si era precipitato per le scale del palazzo con una scarpa in una mano, la valigetta da medico nell’altra e   la giacca tra i denti.

Aveva guidato per Dubai talmente distratto che di certo  solo il volere di Allah lo aveva condotto sano e salvo alla meta.

Contrariamente all’etica professionale aveva attraversato di corsa i corridoi dell’American Hospital arrivando trafelato alla medicina generale, stanza 13.

Ora, era lì, ancora affannato.

Con lei….da solo con lei.

In penombra, in silenzio…in attesa.

Poi, quella frase.

Una frase buttata lì senza alcuna connessione con il contesto,  senza un discorso od una premessa che l’accompagnasse insomma parole completamente incomprensibili.

Omar era sconcertato.

” Non capisco “. Le rispose.

“Non c’è da capire, solo da ascoltare”. Lei raccolse i lunghi capelli da un lato  languida nei movimenti prima di fare un balzo dal letto per mettersi in piedi e chiedergli:  “perchè Nawal?”

Omar trasalì, cosa risponderle?

“È un nome che mi piace”. Decise per la diplomazia.

“Dono, significa dono. Lo sapevi?”Chiese lei.

Si, Omar lo sapeva.

 

…continua

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