“Il DONO” di Patricia Peytrignet Canovà (quarta parte)

“C’è la polizia”.
Le parole dell’infermiera gli gelarono il sangue nelle vene, gli sembrò che il fiato venisse a mancare ed un improvviso calore alla testa lo costrinse a chiudere gli occhi per un istante.
“Chi l’ha avvertita? ” Chiese Omar cercando di moderare la preoccupazione nella voce.
“Dottore….lei lo sa…” balbettò l’infermiera.
“Capisco…” la rassicurò.
L’agitazione gli fece accelerare il passo ma quasi alla stanza 13 notò un torvo individuo in divisa venirgli incontro.
“Non si può passare!” Ringhiò il tizio mentre aprendo le braccia come se fosse pronto a respingerlo con la forza lo bloccò al centro del corridoio.
“Sono un medico!” Si inalberò Omar.
“Lo vedo, ma non può passare lo stesso”. Categorico il poliziotto puntò i piedi a terra divaricando le gambe e portando la mano destra sulla fondina della pistola.
Omar sentì l’ira crescere.

…lei è lì dentro, sola con la polizia. Sarà spaventata, smarrita, forse piange. Dovrei spiegare a questo caprone che non è ancora in condizioni di sostenere un interrogatorio…figurati questo è un soldatino telecomandato.
Devo entrare nella stanza di Nawal…assolutamente!….

Voltò di scatto le spalle al poliziotto e si diresse correndo all’ascensore infilandosi al volo nella cabina che si stava chiudendo.
Spinse il pulsante 8.
Ospedale DubaiDovrà ascoltarmi. Non capisco perchè abbia chiamato la Polizia, che senso ha. Nawal non è pericolosa .
Entrò nella stanza del Direttore senza bussare e, con irruenza, iniziò ad esprimere le proprie ragioni.
“C’è la Polizia nella stanza di una MIA paziente e sottolineo MIA paziente, un tipo burbero mi impedisce di entrare nel MIO reparto, inoltre non capisco proprio che necessità c’era di avvertirli, non abbiamo certo a che fare con una criminale…e poi poteva anche dirmi le sue intenzioni…e…..”
Il Direttore dell’ospedale, un uomo sulla sessantina con la faccia abbrustolita dal sole ed un’arruffata chioma bianca seduto composto ebbe uno scatto di impazienza e battè con decisione i palmi sulla scrivania producendo un botto che arrestò la valanga di parole di Omar.
“E’ il MIO ospedale se ancora non ti fosse chiaro e quella donna senza nome, senza casa, senza un passato è un MIA responsabilità. Lavoro da 30 anni come direttore di questa struttura, ho una famiglia e ci tengo a non perdere il lavoro per il capriccio di un incosciente!”
Omar aprì la bocca per controbattere ma si rese conto di non avere molti argomenti dalla sua parte.
“Avvertirò il capo della Polizia che è necessaria la presenza di un medico in stanza durante l’interrogatorio. Non posso fare altro e per la cronaca non li ho chiamati io. Ora và”.
Il Direttore si alzò per accompagnare Omar alla porta e prima che lui uscisse lo afferrò per un gomito sussurrando: “quella donna è tanto bella quanto inquietante e non sono l’unico a pensarlo, sembra che possa stregarti con lo sguardo. Gli infermieri che fanno i turni di notte parlano di strane voci nei
corridoi, melodie antiche, qualcuno dice di aver visto ombre oscure allungarsi sulle pareti. La superstizione fa strani scherzi e rende le persone cattive…forse Nawal sarebbe più al sicuro nelle mani della Polizia che qui. Adesso va e rifletti su ciò che ti ho detto, io chiamo giù per avvertire che devono farti entrare”.
Uscito dalla stanza, Omar rimuginò sulle parole del Direttore, parlando ad alta voce mentre ritornava all’ascensore.
“Che storia è mai questa? E perchè non sono stato informato di tali dicerie? Va bene…ora devo calmarmi. Prima mi accerterò che Nawal stia bene e dopo cercherò di fare chiarezza sulla faccenda paranormale”
Le porte dell’ascensore si aprirono ed Omar si precipitò verso la stanza 13 stavolta, il losco figura non lo bloccò, tuttavia lo squadrò con espressione alquanto contrariata.
“Quindi…lei proprio non ricorda nulla? Com’è possibile?
I suoi genitori?
Una sorella?
Un marito?
E come è caduta nel fiume…è stata spinta? Voleva suicidarsi?”
Nawal scuoteva la testa in segno di diniego, ma non aveva un atteggiamento spaventato piuttosto sembrava perplessa.
“Ha una forma di amnesia molto grave” Intervenne Omar sulla soglia della porta.
“Ah, lei deve essere il Dr. Lacroix; è stato lei a portarla qui, a trovarla se la memoria non mi inganna”. L’uomo tarchiato gli rivolse parole dai toni sarcastici acuiti dalla voce stridula.
“Si e sono responsabile della paziente, gradire, dunque, essere informato circa le vostre visite”.
Omar si avvicinò all’uomo per guardarlo in volto, la prima impressione fu quella di un ratto. Il volto scuro, quasi grigiastro con al centro due occhietti piccoli e neri, le sopracciglia quasi inesistenti, il naso leggermente a becco e sotto un baffetto spelacchiato si accennava.
Omar notò con ribrezzo la pelle estremamente raggrinzita della mani…..inguardabile… pensò sperando non gli fosse scappata qualche smorfia di disgusto.
“Leggo sulla cartella clinica probabile trauma cranico…se è probabile vuol dire che non è certo e se non è certo la signorina qui potrebbe benissimo mentire”. Ridacchiò perfido.
“Non ha capito bene lei chi è”. Omar cercò di avere la voce ferma ma un tremore rabbioso gli faceva vibrare il labbro inferiore.
Guardò Nawal, il suo viso dolce ed il tremore aumentò.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *