Il segreto bancario a Dubai

A Dubai il 16 Febbraio 2002 è stato lanciato da Sua Altezza Sheikh Mohammad Bin Rashid Al Maktoum, attualre reggente di Dubai, Primo Ministro, Vice Presidente e Ministro della Difesa degli E.A.U. il Difc (Dubai International Financial center): 50 ettari di zona franca con esenzione dal pagamento di imposte dirette per le imprese e i dipendenti fino a 50 anni e tutela del segreto bancario.

Il Dubai International Financial Centre DIFC – Centro Finanziario Internazionale di Dubai è una Zona Franca Finanziaria.

Dubai, ricordiamolo, non rientra nella lista dei paesi considerati pienamente virtuosi a fini antiriciclaggio. Ciò significa che la banca o il professionista italiano che vorrà effettuare operazioni finanziarie in tali paesi (ricevendo ad esempio dei pagamenti, o aprendo dei conti le cui movimentazioni transiteranno poi in Italia), sarà sottoposto, ai fini della normativa antiriciclaggio, ad un’adeguata verifica e raccolta di dettagliate informazioni e dati, con conseguente deroga e superamento del segreto bancario.

Per “segreto bancario” s’intende il divieto dei soggetti autorizzati di rivelare a terzi i dati e le notizie acquisite nell’esercizio di attività riservate.

Il segreto bancario svizzero è certamente il più conosciuto. Per effetto di regole e normative questo principio è però presente in molte altre nazioni europee (Lussemburgo, Austria, Principato di Monaco, San Marino, Liechtenstein, Andorra e in forma diversa anche in Gran Bretagna) e soprattutto in piccoli stati americani (Bahamas e Panama in particolare) e in Asia, dove il segreto bancario è poco regolamentato e in cui le banche occidentali hanno massicciamente aperto affiliate estere per sfruttarne i vantaggi finanziari (come ad esempio la possibiità di effettuare operazioni back-to-back o di aprire Trust e fondazioni che complicano le possibilità di risalire ai nominativi dei titolari di una società in caso di rogatorie internazionali e che permettono operazioni d’elusione fiscale). Spesso dunque il segreto bancario costituisce un incentivo al deposito di denaro in istituti di credito che lo supportano favorendo però fenomeni illeciti come il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale.

Quasi tutte queste nazioni, a seguito della crisi finanziaria internazionale iniziata nel 2008 e delle forti pressioni internazionali, hanno nel 2009 annunciato la rinuncia o il depotenziamento delle proprie norme tutelanti il segreto bancario.

La Svizzera, in particolare, ha modificato molte delle convenzioni di doppia imposizione per permettere, su richiesta specifica e motivata, la trasmissione all’estero dei dati dei propri clienti anche in caso di evasione fiscale e non solo frode fiscale. La ragione di questa differenza origina dal fatto che l’evasione nell’ordinamento elvetico, a differenza della frode, non è considerata un reato ma un illecito amministrativo.

Il segreto bancario deriva da una lunga tradizione di discrezione che ha plasmato la reputazione dei banchieri svizzeri. Figura espressamente nel diritto elvetico dal 1934. Non si tratta tuttavia di una particolarità esclusiva della legislazione svizzera: la nozione di segreto bancario esiste anche in diversi paesi dotati di un sistema bancario evoluto, anche se con modalità di applicazione diverse.
Spesso si suole definire come “paradiso fiscale” una nazione che adotta il segreto bancario, ma questo è vero solo in alcuni casi.

Oggi per godere di un vero e proprio segreto bancario, è necessario spostarsi fuori dall’Europa.. ad esempio Dubai.

Proprio con tale proposito il Dubai International Financial Centre si pone come obiettivo:
1) Attirare le migliori istituzioni finanziarie mondiali e regionali, società e fornitori di servizi per operare nel DIFC e per fare affari nella regione;
2) Offrire uno sportello unico di servizi per soddisfare tutti i bisogni degli utenti e dei titolari di licenze del DIFC.

La Società di Sviluppo del DIFC, che si occupa dello sviluppo commerciale dell’iniziativa DIFC, lavorerà in parallelo con l’Agenzia Regolatrice del DIFC, che si focalizza sulla regolamentazione e la supervisione del mercato.

Il Dubai International Financial centersi si è concentrato inizialmente su cinque aree di attività nel settore finanziario: Gestione Patrimoniale, Finanza Islamica, Assicurazione e Riassicurazione, Servizi Bancari (Investment Banking, Corporate Bankling e Private Banking) e la costituzione di una Borsa Finanziaria Regionale (il DIFX – Dubai International Foreign Exchange) per incoraggiare un mercato di capitale internazionale  efficiente e liquido. Successivamente si sono aggiunti Servizi Collaterali e Operazioni di Business Processing.

Ricordiamo le leggi regolatrici del DIFC
Legge 9/2004, di istituzione del DIFC, che prevede in particolare un’esenzione fiscale per tutte le istituzioni e impiegati al suo interno per 50 anni, rinnovabili. Non si applica alcuna nazionalizzazione o restrizione di sorta.
Legge 12/2004, di istituzione di un’Autorita’ giudiziaria all’interno del DIFC.
Il DIFC offre alle istituzioni e gli investitori una proprieta’ al 100%, zero tasse su redditi e profitti, possibilita’ di rimpatrio di profitti e capitali senza alcuna restrizione, trasparenza, applicazione delle norme anti-riciclaggio.

2 thoughts on “Il segreto bancario a Dubai

  • 5 Gennaio 2013 at 08:17
    Permalink

    Salve
    Sono interessato a valutare l’apertura di una società a Dubai , mi occupò della commercializzazione di veicoli industriali usati che sono destinati per la maggior parte al medio oriente.
    Se può mi contatto al 3482360060, o mi dia un contattato sul quale poter interagire.
    Cordiali saluti

  • 19 Marzo 2014 at 15:17
    Permalink

    i soldi a Dubai!!!! geniale!!!! 🙂

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