
L’onda d’urto del terremoto innescato dalla crisi del fondo Dubai World è ormai alle spalle, i mercati internazionali sono orami piĂą fiduciosi e le borse sono tornate a salire, ma quanto accaduto è destinato a cambiare l’equilibrio economico-finanziario dell’emirato di Dubai, governato dal reggente Mohammed bin Rashid al Maktoum. Saranno ridimensionati i progetti faraonici, come le palme (il progetto della Palm Deira è stato messo in stand-by), The World e i tanti grattacieli sempre piĂą protesi verso l’alto. SarĂ importante però recuperare la fiducia delle banche, in particolar modo delle grandi banche internazionali, sebbene parte del prestito miliardario che Abu Dhabi ha fatto, sarĂ usato dalla Dubai World per pagare i creditori, in buona parte banche, che hanno debiti in scadenza ad aprile 2010.
Tutti sono pronti adesso a criticare le scelte azzardate di Al Maktoum, ma cosa sarebbe oggi Dubai senza di lui? Basta fare un giro negli altri emirati, Sharjah, Ajman, Ras al Khaimah, a Umm al-Quwain, per rendersi conto: Abu Dhabi concentra il 90% delle riserve petrolifere degli UAE; l’unica possibilitĂ che Al Maktoum aveva per dare fama internazionale all’emirato di Dubai e trasformare Dubai in un hub finanziario, industriale e turistico era di agire sulla leva del debito. Cento miliardi di dollari su un Pil di 82 miliardi, secondo le ultime valutazione della societĂ di rating Moody’s e riportate dal Sole24Ore. La cifra raggruppa l’indebitamento delle decine e decine di societĂ controllate dal governo: la “Dubai Inc.” siede su una montagna di soldi prestati.
Il meccanismo ideato da Al Maktoum, si è parzialmente inceppato o si è fermato del tutto?
La sensazione è che tornerà a girare, anche se a velocità ridotta. Non sarebbe possibile del resto cancellare tutto ciò che è stato costruito: migliaia di capannoni industriali si dispiegano sui due lati della carreggiata della strada verso Abu Dhabi, per centinaia di chilometri, seimila aziende distribuite nelle varie Free Zone (da Jebel Ali alla Free Zone dell’aeroporto).
C’è inoltre l’ombra di Abu Dhabi, che – forte del potere economico derivante dall’oro nero – può approfittare della crisi di liquidità di Dubai e apprendere dagli errori fatti da questo emirato, per non ripeterli.
Secondo quanto riferisce la tv satellitare ‘al-Arabiyá, la societĂ immobiliare Nakheel, controllata da Dubai World, ha pagato parte dei propri debiti grazie ai 10 miliardi di dollari offerti dal governo della vicina Abu Dhabi. Compassione? O forse Abu Dhabi sta cogliendo l’occasione per diventare la nuova cittĂ di lusso del Medio Oriente?
Dubai World ha venduto infatti alcuni dei suoi asset per ripagare i debiti e alcune delle sue attività migliori sono finite così nelle mani dei vicini di Abu Dhabi. Sono in molti a scommettere che ormai il futuro degli investimenti sia proprio nell’emirato di Abu Dhabi.
Lo sceicco Khalifa bin Zayed Al Nahyan sta portando avanti un progetto da 200 miliardi di dollari in infrastrutture, inclusa Masdar City, una cittĂ completamente ecologica.
Dubai rallenta, Abu Dhabi accelera. Dove è piĂą giusto portare adesso i propri capitali…?
Nico de Corato
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