La rivoluzione turistica dell’Arabia Saudita

È iniziata, dal 27 settembre, la rivoluzione turistica dell’Arabia Saudita.

Ed ora che i sauditi iniziano a fare sul serio, anche le bellezze naturalistiche di questa terra, saranno meta di turisti di tutto il mondo.

La svolta è veramente storica. Per la prima volta l’Arabia Saudita apre i suoi tesori al turismo di massa. Un patrimonio finora quasi del tutto inaccessibile.

Sono 49, i paesi che possono ora ottenere visti elettronici online o visti all’arrivo, inclusa l’Italia ma anche paesi come gli Stati Uniti, Singapore, Corea del Sud, Cina e Kazakistan. Il visto sarà possibile ottenerlo in appena 7 minuti, e sarà valido per 90 giorni.

Un passaggio necessario ma al contempo rivoluzionario per un regno abituato a ricevere solo un turismo religioso, per quanto importante (sono 3 milioni i musulmani stranieri che ogni anno compiono l’hajj, il pellegrinaggio verso la Mecca) .
“L’apertura al turismo internazionale rappresenta un momento storico per il nostro paese, i visitatori saranno sorpresi dai tesori che vogliamo condividere con loro, 5 siti protetti dall’Unesco, una vibrante cultura locale, e bellezze naturali da togliere il fiato”. ha dichiarato il responsabile del turismo saudita, Ahmed al-Khateeb.

Un regno conservatore che finalmente vuole mostrare il suo nuovo volto, intenzionato a percorrere la via delle riforme sociali ed economiche: dopo l’abolizione del divieto di guida per le donne, nel 2017, e la riapertura dei cinema e delle manifestazioni culturali,  si va verso un ulteriore passo in avanti.

Non è poco per un paese, considerato la culla del wahabismo, una delle forme più rigide dell’Islam sunnita. Il dilemma su come conciliare il turismo internazionale con questa società estremamente conservatrice e religiosa è stato risolto con una sorta di codice comportamentale, ancora piuttosto vago. Le turiste occidentali, comunque, non dovranno coprirsi di nero da capo a piedi, come le donne saudite. Dunque niente Niqab, e niente Alabya. Sarà loro richiesto, invece, di vestirsi in “modo decoroso” per non urtare la sensibilità della popolazione locale. Comunque meglio informarsi bene sulle norme prima di visitare il paese perché rimangono ancora alcune violazioni che prevedono multe piuttosto salate. Come ad esempio, il divieto di bere alcool e di compiere gesti d’affetto in pubblico. Inoltre, è vietato mettere musica durante l’orario di preghiera, sputare, urinare in pubblico o scattare fotografie a terze persone senza aver richiesto loro il permesso.

Altra apertura per incentivare il turismo internazionale prevede che le coppie non sposate che si recheranno in vacanza in Arabia Saudita potranno condividere la camera in hotel (cosa che prima era possibile solo per le coppie sposate).

Questa rivoluzione turistica avverrà grazie alla partnership con la Francia che ha fiutato l’affare e si é inserita in questo progetto ambizioso per far arrivare il turismo nella regione desertica dell’AIUla, un’oasi con 7 mila anni di storia, patrimonio mondiale dell’Unesco.

Il turismo è considerato parte essenziale della Vision 2030, l’ambizioso piano voluto dal governo per diversificare l’economia saudita dalla dipendenza del petrolio.
Gli obiettivi sono davvero ambiziosi: in poco più di 10 anni, il governo saudita punta a far passare il contributo del settore turistico sul Pil, dal 3% al 10%. Sempre entro il 2030 le autorità saudite intendono raggiungere il tetto dei 100 milioni di visite annuali, tra turisti interni ed internazionali. Tutto ciò dovrebbe produrre un milione di nuovi posti di lavoro, una mole enorme per un paese di poco più di 30 milioni di abitanti dove tuttavia le differenze sociali ed economiche, e la disoccupazione, stanno crescendo a ritmi sostenuti.

Per cercare di arrivare a simili risultati, verranno impiegate ingenti risorse economiche. Si parla, infatti, di un costo complessivo superiore ai 20 miliardi di dollari. Il progetto per questa regione si articolerà in tre fasi. La prima sarà completata entro il 2023 ed avrà un costo di 3-4 miliardi di dollari. Lo sviluppo complessivo dell’area dovrebbe essere ultimato nel 2035.
È già in corso anche un programma di scavi archeologici e di ricerca, grazie al sostegno di team di specialisti provenienti da tutto il mondo.

Il programma del manifesto Vision 2030 è veramente ambizioso: spazia dallo sviluppo delle risorse idriche locali e dell’agricoltura, passando a programmi di protezione dell’ecosistema, fino alla creazione di infrastrutture che facilitino lo spostamento dei turisti, i quali saranno affiancati da un sistema di sicurezza “invisibile” che garantisca loro la sicurezza in modo, assicurano le autorità saudite, discreto ma efficiente. Lo sviluppo dell’area vedrà il coinvolgimento diretto delle comunità locali.

La monarchia saudita, dopo tutte le accuse e i problemi successi negli ultimi anni, vuole dunque mostrare il suo impegno verso la strada delle riforme sociali ed economiche, anche attraverso l’apertura al turismo internazionale. In un Medio Oriente ancora lacerato da tensioni e conflitti, con lo spettro di un potenziale confronto militare tra Riad e Teheran, il raggiungimento di questi obiettivi si presenta come una sfida molto ambiziosa, certo di non facile attuazione ma con premesse positive ed incoraggianti. arabia saudita turismo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *