Tasse a Dubai

Dubai, città dai mille volte e dall’economia sempre crescente, un’economia che, secondo alcuni, ha basato le proprie fondamenta, sull’essere uno dei famosi ‘paradisi fiscali’, tutti pensano: a Dubai non si pagano le tasse; ma è veramente così?

Come vere e proprie tasse, per ora, il governo di Dubai ha confermato le imposte sui profitti delle filiali di banche estere e di tutte le società che operano nel settore petrolifero, petrolchimico e del gas.

Le banche estere sono tenute a pagare il 20% sul loro reddito mentre per le società petrolifere la percentuale sale fino al 55% a Dubai (50% nel resto degli Emirati), oltre a dover pagare varie tipo di royalties.

A parte queste, non sono previste imposte sulle plusvalenze, sul capitale e sui dividendi fra soci e di fatto non esiste una legislazione sulle tasse.

Questo non significa però che non ci siano costi da sostenere: per poter avere una propria impresa negli Emirati Arabi è necessario pagare un costo di licenza annuale (dipendente dal tipo di attività e da dove questa viene aperta).

E inoltre se si vuole aprire fuori dalle Free Zone (che consentono il 100% di proprietà straniera), è necessario avere un socio locale al 51% che avrà comunque diritto ad un profitto (fisso o variabile a seconda degli accordi diretti); e questo tipo di azione è praticamente una tassa o comunque in concreto un costo obbligatorio per chi vuole aprire un’attività.

Inoltre non ci dimentichiamo che la società spesso hanno bisogno di visti residenti (per l’imprenditore, per la sua famiglia e/o dipendenti). E quindi da qui ad altri costi, come il nuovo EChannel (una sorta di registrazione dell’azienda per poter rilasciare l’Immigration Card necessaria per emettere i visti). E dal 4 febbraio tutti coloro che vogliono applicare per un nuovo visto lavorativo devono produrre un certificato di buona condotta che va tradotto, asseverato e timbrato dall’Ambasciata di competenza e dal Ministry of Foreign Affairs (di fatto altri costi).

Per finire altri costi sono più o meno ovunque: Tourism Fee negli Hotel, o come il nuovo piccolo costo di 10 AED chiamato Innovation Fee, da poco introdotto, su tutte le transazioni inerenti le procedure governative.

dazi doganali possono essere molto bassi e/o esclusi per determinate categorie di prodotti (per esempio, in caso di importazione di materiali da utilizzare per la produzione di beni da riesportare). Ma attenzione…in altri casi arrivano al 100% del valore del prodotto (bevande alcoliche, energy drink, tabacco).

Dal 1° gennaio 2018 gli Emirati Arabi hanno deciso di introdurre l’IVA visto le possibili ripercussioni economiche future per l’inevitabile fine del petrolio: si tratta ovviamente di un enorme cambiamento nel panorama economico e finanziario.

Al momento le imprese con un fatturato annuo compreso tra AED 187.500 e AED 375.000 possono scegliere se registrarsi o meno, mentre quelle con meno di AED 187,500 resteranno per ora esenti. Il cambiamento ha e avrà implicazioni di sempre più vasta portata, soprattutto per le imprese che avranno bisogno di avvalersi di figure professionali o società di servizi per la relativa gestione. Ma ciò potrebbe rilevarsi anche un’opportunità per chi entro breve vuole aprire una società contabile e di gestione dei conti.

L’imposta è fissata al 5% ma saranno esenti prodotti alimentari di base, istruzione e assistenza sanitaria.

Se rileggiamo bene tutti i costi, possiamo tranquillamente constatare che negli Emirati Arabi c’è un modo diverso di pagare, quelle che noi chiamiamo tasse, ma di fatto i costi ci sono e possono essere anche abbastanza importanti.

Ma allora conviene aprire una società a Dubai? O potrebbe valere la pena valutare nuovi paesi, magari vicini?

Senza voler fare confronti con puri paradisi fiscali, nei Paesi vicini (Qatar e Arabia Saudita) oltre ai costi di costituzione delle società, dell’eventuale capitale sociale da versare, dell’ufficio obbligatorio si deve anche pagare tra il 10% e il 20% di tasse su tutto quello che non è generato con l’estero. E se anche tutto il generato fosse estero, c’è bisogno comunque di un revisore dei conti abilitato che certifichi il tutto, quindi altri costi.

Quindi, per concludere, resta inevitabile pensare che ancora oggi alcune soluzioni in Free Zone restano le più economiche, viste le numerose facilitazioni (dall’obbligo di visto all’ufficio fisico, i registri contabili, e il capitale sociale da versare).

Un business a Dubai prevede dei costi inevitabili e in alcuni casi non banali ma può regalare grandi soddisfazioni e ottimi ritorni sull’investimento per un paese sempre in movimento e crescita e che si appresta a vivere l’avventura dell’Expo. Tasse a Dubai

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