Diffamazione sul web

La materia della diffamazione a mezzo stampa è un tema delicato nella regolamentazione del mondo delle informazioni. Sul web la situazione si complica. Ho avuto la fortuna di partecipare – grazie all’invito dell’amico Avv. Vittorio Buonaguidi, dello studio Martinez&Novebaci – alla presentazione del libro di Vincenzo Pezzella “La Diffamazione – responsabilità penale e civile nell’epoca delle chat e dei forum”. L’incontro si è svolto a Milano, presso il Comando Militare Esercito “Lombardia”, a cui non posso che estendere il ringraziamento per l’ospitalità e i complimenti per la meravigliosa location.

La presentazione del libro è stata occasione anche di un dibattito sul tema della diffamazione a mezzo internet, che ha toccato svariati spunti in materia.

La materia della diffamazione non può prescindere dai cambiamenti socio-culturali e dai media alternativi che – in taluni casi – possono restare fuori dalla disciplina. Se infatti alcune trasmissioni televisive di intrattenimento si presentano come un approfondimento dell’attualità italiana e internazionale (penso a Le Iene o Striscia la notizia, giusto per citare due casi noti), i reportage e le provocazioni satiriche che spesso diventano strumenti di denuncia sono comunque soggetti alla normativa esistente in tema di diffamazione. Questo proprio perchè restano alla fine dei programmi televisivi; diverso è il caso dei blog, dove invece la normativa non è definita.

Libertà di stampa vs diffamazione: un tema da sempre delicato, a prescindere dal mezzo, e da sempre soggetto ad una forte soggettività. Cui si aggiunge che la poche altre materie, oltre la diffamazione, hanno risentito in maniera così preponderante dell’evoluzione non solo tecnologica ma del comune sentire. Postare un commento offensivo sulla bacheca di facebook della persona offesa integra il reato di diffamazione a mezzo stampa. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24431/2015, ha stabilito che inserire un commento su una bacheca di un social network significa dare al suddetto messaggio una diffusione che potenzialmente ha la capacità di raggiungere un numero indeterminato di persone, sicché, laddove questo sia offensivo, deve ritenersi integrata la fattispecie aggravata del reato di diffamazione. La pubblicazione anche di un post negativo su Tripadvisor non dovrebbe prescindere da una prova tangibile per lo meno di aver provato il servizio.

E anche ricondividere il post in questione, ma dissociandosi dallo stesso, di fatto allarga la platea ed è quindi suscettibile di reato.

Con un blog, poi,  tutti “possono sentirsi” giornalisti, ma sono applicabili le stesse leggi? Vanno trattati allo stesso modo? Si pensi ad esempio alla possibile applicazione dei reati comuni a blogger e/o giornalisti in fase di raccolta dei dati, al fine di esercitare il diritto di cronoca. Viene citato durante l’incontro il caso di un giornalista che si propose di acquistare una patente falsa per dimostrare il reato, ma che proprio per tal motivo viene denunciato.

Si consideri inoltre che se per una querela ci sono limiti di denuncia di 90 gg dall’accaduto, per una causa civile i termini di decorrenza arrivano a 5 anni. E se un giornalista viene accusato di non dire la verità, è a lui che tocca dimostrare il contrario (cioè di averla detta).

Ora come incide l’aspetto tecnologico sul tema della diffamazione? Quali differenze ci sono tra il modello cartaceo e quello informatico? Una delle principali differenze risiede nel diritto all’oblìo dell’informazione. Informazioni false, parzialmente vere o non più esatte rischiano di rimanere a disposizione del pubblico informatico, mentre la carta stampata è di più difficile reperibilità per la massa; una persona condannata per un qualsiasi reato, che sconta poi la pena, ha il diritto di vedere deposizionate i post che trattano la propria condanna, ovvero vedere rettificate quelle informazioni nella stessa pagina.

Non abbiamo la pretesa qui di sviluppare per intero il tema, perchè non basterebbe un libro probabilmente e anzi rimandiamo alla lettura del volume di Vincenzo Pezzella.

Chiudo pertanto l’articolo, invitando blogger e professionisti dei media a riflettere sui vari spunti. Prima però aggiungo anche l’intervento che ho fatto, sollecitando un ulteriore aspetto.

Uno screenshot può essere utilizzato come prova per denunciare la diffamazione?

In Italia, invece, l’utilizzo degli screenshot non è attualmente affrontato a livello giuridico. Ma Pezzella paragona lo screenshot alla fotocopia di una pagina di giornale, pertanto sufficiente a procedere. Salvo poi verificare che lo screenshot stesso non sia artefatto.

Diffamazione sul web. Locandina dell'evento

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