Gli EAU in prima fila nella ricerca in agricoltura dei climi aridi

Il deserto è un ecosistema caratterizzato dalla mancanza di precipitazioni e dalla presenza di escursioni termiche tra giorno e notte e dalla salinità delle risorse idriche.

Sotto la spinta della necessità e dei progressi della ricerca e della tecnologia, i governi di alcuni paesi con clima arido stanno affrontando il problema delle risorse idriche e del risparmio d’acqua.
L’irrigazione irrazionale provoca forti incrementi dei fabbisogni idrici, mentre sistemi irrigui inefficienti subiscono perdite che superano il 50% dell’acqua destinata alle colture agricole.
L’ICBA, il Centro internazionale per l’Agricoltura Biosalina di Dubai, opera da dieci anni grazie all’iniziativa dell’Islamic Development Bank e al governo degli Emirati Arabi Uniti.
La strategia dell’Ente è dimostrare l’utilità dell’acqua salina che può essere valorizzata nella produzione di piante utili all’uomo.
Sono in corso oltre venti progetti in Paesi con caratteristiche climatiche simili a quelle degli Emirati Arabi Uniti, allo scopo di mettere in comune le conoscenze riguardanti le tecniche di coltura in climi aridi e con il problema della salinità delle risorse idriche disponibili.
La selezione di vegetali meno sensibili alla salinità, con la biologia verde di ultima generazione, vede anche l’Italia in fila nella selezione naturale di piante resistenti.
L’ISAFOM, l’Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo di Catania ha presentato i risultati di una ricerca su un particolare tipo di pomodoro, quello da serbo, che può essere coltivato in assenza d’irrigazione ed è stato ottenuto esaminando trenta genotipi di pomodoro del genere.
La genetica vede l’inedita collaborazione tra università iraniane e americane. L’Università di Shahrekord in Iran e l’Università del Sussex hanno studiato due geni del riso resistenti allo stress ionico.
L’Università Banaras Hindu di Varanasi in India sta indagando i meccanismi di alcuni batteri, gli Azospirillium, efficaci nel combattere la salinità nelle piante.
In alternativa sono eseguiti interventi su cellule vegetali coltivate in vitro per ottenere selezioni migliori, seguendo l’esempio dell’Università di Isfahan (Iran).
Ricercatori russi e giapponesi collaborano presso l’Università dell’Uzbekistan a un nuovo approccio per utilizzare le piante che desalinizzano il terreno in natura e ne migliorano le caratteristiche chimiche come l’acacia Faidherbia Albida.
Per non lasciare niente al caso, negli Emirati Arabi Uniti si è fatto ricorso anche alle nanotecnologie nella produzione di una particolare sabbia formata da granelli rivestiti di una particolare sostanza brevettata che la rende impermeabile e idrorepellente.
Così l’acqua utilizzata per le operazioni d’irrigazione non va dispersa nel sottosuolo ma forma piccole falde che impediscono anche la risalita delle acque saline.

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