“Il DONO” di Patricia Peytrignet Canovà (terza parte)

“Il DONO” di Patricia Peytrignet Canovà (terza parte). Omar non sapeva più cosa significasse "sonni tranquilli"Omar non sapeva più cosa significasse “sonni tranquilli”.

Da quando aveva trovato Nawal le sue notti erano sempre più insonni e in quelle poche ore, macchè attimi, in cui riusciva ad avere una parvenza di sonno, mille immagini si affollavano nella testa premendo l’una contro l’altra prima di inghiottirlo e trascinarlo in un vortice  senza fondo: furioso,delirante, nauseante.

Finiva così per svegliarsi di soprassalto letteralmente terrorizzato.

Ma quella notte…

Oh si, quella notte gli era sembrata diversa ed il risveglio tutto sommato piacevole, provava un sottile senso di benessere, di più, un sorta di ebbrezza.

L’orologio digitale sul comodino segnava le 5:00…inutile pensare di riaddormentarsi tra meno di un’ora la sveglia avrebbe suonato, tanto valeva alzarsi.

E poi, era talmente madido di sudore da aver intriso le lenzuola.

“Certo è strano….mi sono addormentato con il  climatizzatore acceso”.

Omar si trascinò in bagno scompigliandosi i capelli con le dita e stropicciandosi gli occhi, “diamine non riesco a riprendermi stamattina, ho la sensazione di essere ancora addormentato”.

Si gettò dell’acqua fredda in viso, due, tre, quattro volte, fino a che non si sentì  sveglio.

Guardò la sua immagine riflessa nello specchio ed ebbe un flash back.

Ma certo! Un sogno…non il solito incubo confuso ma un sogno talmente realistico ed intenso che ancora mi sconvolge le viscere…eppure è come se non avessi dormito affatto.

Ma sono sveglio?

Si diede uno schiaffo.

Si,  sono sveglio

Appoggiò le mani sul  bordo del lavabo  stringendo forte la fredda ceramica per sorreggersi.

Più  i particolari di  quel sogno divenivano chiari e più il suo corpo fremeva, la testa gli girava, il respiro si appessantiva.

….. Nawal danzava sulle acque del Creek con la veste bianca e trasparente…

…..sorrideva, pronunziava il suo nome  come un soffio….

…..Omar…….Omar………Omar……

Con sensualità  lo chiamava a se, tra le sue braccia mentre dalle labbra appena dischiuse  fioriva una nenia mai udita  che lo incantò  avvolgendolo in un piacevole torpore…….in un estasi beata…..

Persino ora, consapevole di essere perfettamente sveglio,  non riusciva a scrollarsi da dosso la voglia di raggiungerla tra le acque, afferrarla, stringerla…tuffarsi tra i suoi seni….una stretta improvvisa al collo, un colpo di tosse.

No, nessuno tentava di strangolarlo era solo il suo cuore impazzito che gli chiudeva la gola facendo  pulsare visibilmente la vena sul collo.

“Che stupido”. Borbottò asciugandosi il volto, «è diventata un ossessione» continuò parlando all’altro se stesso riflesso nello specchio  “e che magnifica ossessione! Non vi è momento in cui non desideri le sue mani su tutto il mio corpo e la sua bocca sulla mia.

La sua bocca morbida e  calda.

E quei fianchi, quei fianchi  che così bene starebbero stretti tra le mie gambe.

Non riesco più a controllarmi….”

Omar non si sorprese affatto quando una selvaggia eccitazione lo avvolse annebbiandogli la vista…..ormai gli accadeva così spesso.

“Non spesso, solo ogni volta che penso a lei…e penso a lei buona parte della giornata. Calmati Omar: rifletti.

Non sai da dove viene, chi è….potrebbe essere sposata, ma potrebbe anche non esserlo…potrebbe avere un passato burrascoso.

Forse si è solo smarrita…..forse qualcuno la cerca e Nawal si sta nascondendo.

Con tutte queste illazioni non faccio altro che perdere tempo prezioso, prima arrivo in ospedale  e più  posso stare con lei. Magari, chi sa, oggi potrei scoprire qualcosa in più…magari oggi ricorda…magari arrivo in Ospedale e scopro di aver sognato fino ad ora e che lei non esiste….magari  devo andare da uno psichiatra”.

Omar allungò la mano verso la doccia ed aprì l’acqua fredda.

“Quella ragazza mi porterà alla follia!”

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