Il lavoro della donna a Dubai

La religione islamica incoraggia al lavoro, qualunque esso sia, purché lecito.
“Meglio caricarsi la schieda di legna, che tendere la mano”
Diversi versetti coranici trattano dell’obbligo al lavoro:
Di’: «Agite, Allàh osserverà le vostre opere e (le osserveranno) anche il Suo Messaggero e i credenti …» Corano IX. At-Tawba (Il Pentimento), 105.
L’Islàm consente alla donna di esercitare tutte le professioni e di compiere tutti i lavori leciti adatti alla sua natura. Non le ha proibito nessun lavoro e nessuna professione; tuttavia le ha
raccomandato, nella scelta del suo lavoro, di non scegliere un lavoro che le impedisca il ruolo di madre e di sposa, che snaturino la sua condizione di donna, che la mettano in condizione di essere tentata da altri uomini.
La religione islamica consente alla donna di lavorare, se necessario, dopo una separazione o un divorzio, per potersi mantenere.
Se la natura dell’uomo lo destina a lavorare, a produrre, e a mantenere obbligatoriamente sua moglie e i suoi figli, la natura della donna privilegia il suo diritto alla maternità e il compimento delle attività legate al focolare domestico. Due ruoli diversi, non l’uno meno importante dell’altro. La Legge Divina – indica il Corano – differenziando la natura fisiologica della donna da quella dell’uomo, ha orientato entrambi verso funzioni specifiche e appropriate.

L’Islàm obbliga l’uomo a mantenere sua moglie, anche se questa è ricca, così come impone allo Stato di prendersi carico della donna, quando ella si trovi senza risorse.
Se la donna è ricca, dispone liberamente dei propri beni, e né il marito né i genitori possono sostituirsi a lei nell’amministrazione delle sue proprietà.
Tuttavia, se la necessità personale o l’interesse sociale richiedono che la donna lavori fuori casa, ella ne ha pienamente diritto.

Il numero delle donne che lavorano a Dubai e negli Emirati Arabi Uniti è aumentata negli ultimi anni, a causa, almeno in parte, per gli espatriati.
Ma anche tra le donne emiratine lavori e incarichi di potere sono abbastanza comuni.

Caso di eccellenza è la Sheikha Mozah Bint Nasser Al-Missned, figlia di Nasser Abdullah Al-Missned e moglie dell’emiro (all’epoca principe della corona) Al Thani.
Laureatasi presso l’Università del Qatar nel 1986, attualmente ricopre diverse cariche nel suo paese e all’estero; citiamo ad esempio che è Presidentessa della Qatar Foundation for Education, Science and Community Development. Mozah è attivamente coinvolta nella vita politica del proprio paese tanto da essere al 79º posto nella classifica delle 100 donne più potenti, stilata dalla rivista Forbes.

Le donne sono generalmente trattate con rispetto nei luoghi di lavoro e sebbene DUbai e gli Emirati Arabi siano un Paese islamico di fatto costituiscono un po’ una zona franca anche da questo punto di vista: le offerte di lavoro sono generalmente aperte ad entrambi i sessi.
Ovviamente sarebbe alquanto anomalo vedere una donna occidentale fare application per un lavoro come operaio specializzato in un cantiere edile, ma farebbe strano vedere anche un uomo occidentale fare tale domanda, dal momento che a Dubai un tale lavoro sarebbe di fatto appannaggio (nel bene e nel male) di altre etnie. Le molestie sessuali sui luoghi di lavoro non sono un problema, a causa della severità con cui esse vengono trattate. Ciò che si raccomanda alle donne occidentali in cerca di lavoro a Dubai è di mantenere un comportamento attento alla cultura della nazione in cui si trovano: gli uomini arabi potrebbero fraintendere atteggiamenti eccessivamente amichevoli e mal interpretare abbigliamenti troppo provocanti, ma questo – consentitemi – non capita solo a Dubai!
Oltre tutto in un luogo, quale Dubai, caratterizzato da una cultura islamica, andare in giro con un abbigliamento provocante può causare dei fraintendimenti anche al di la’ del lavoro: non a casa le autorità hanno dato precise indicazioni sul Respectful clothing. La maggior parte delle donne occidentali o comunque straniere a Dubai ha un lavoro nell’industria dei servizi (al di la’ dei lavori di profilo più basso, tipo catene di ristorazione, hotellerie, e così via); è sempre più frequente trovare in questi settori, anche donne arabe, che prima magari erano relegate al massimo a professioni infermieristiche e di insegnamento.

Non da poco il Desert Islands Education Centre (DIEC) di Abu Dhabi ha diplomato le prime 5 donne del primo corso di Travel and Tourism Diploma, finalizzato alla formazione di guide turistiche del territorio, che adesso lavorano in campo turistico al Sir Bani Yas Island. Maryam Ahmed, una delle prime partecipanti al corso, dichiara sul proprio lavoro: “Il turismo per me è anche comunicazione: significa presentare la tua cultura ad altre persone”.

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