Cortina SkyRace 2017: una “sprint” mica da ridere..

Finita anche questa. Anche i 20 Km della Cortina SkyRace sono nelle gambe, e nessuno me li può togliere (cit. Max Calderan). Due giorni a Cortina semplicemente splendidi, iniziati con una cena con il campione e amico Kristian Ghedina, l’incontro sulla linea di partenza con Antonio Colli (che come di consueto intrattiene gli atleti prima della partenza insieme ai suoi colleghi), l’immancabile selfie con Cristina Murgia (del comitato organizzatore) prima della partenza, al vedere tanto pubblico lungo tutto il percorso e tanti amici che ti sostengono, fino alla cena post-gara al ristorante Al Passetto di Giorgio Ghedina con alcuni amici, tra cui Claudio che mi ha accompagnato in veste di fotografo.

Ma torniamo alla gara. Avrei voluto ripetere la Cortina Trail, l’anno scorso finita con difficoltà a causa di una distorsione alla caviglia a 18 km dal traguardo e che mi ha fatto terminare ben oltre il tempo massimo, grazie all’assistenza di Gianluca Bucciol (la “scopa”). Per quanto non sia legato al tempo e alla prestazione, avrei voluto comunque rimettermi alla prova sulla stessa lunghezza. Ma impegni di lavoro – la concomitanza della gara con il Web Marketing Festival di Rimini, di cui DubaiBlog è Media Partner – non me lo hanno consentito. Per cui la decisione di partecipare alla SkyRace, la gara “corta”. La stessa Cristina mi suggerisce:

quest’anno vieni a fare la SkyRace, l’anno prossimo ci organizziamo per la LUT [NdA: Lavaredo Ultra Trail, da 120 km da terminare in 30 h] e in 3 anni hai fatto tutte e tre le gare.

Mi convinco e confermo la mia iscrizione alla SkyRace. Non poche persone mi dicono che è una gara più complessa della Cortina Trail e per certi versi della Lavaredo Ultra Trail stessa, a causa del limitato tempo a disposizione, della pendenza ripida in salita, e della discesa molto tecnica fino alla fine. I 1000 metri di dislivello sono condensati su una distanza in proporzione più piccola.

Io – come mio solito – non penso a guardare il tracciato, e mi concentro solo sulla mia gara. Di certo non sono lì per vincere (è la mia terza Trail, la seconda in montagna, ed è un tipo di gara che vivendo a Dubai non riesco ad allenare a sufficienza, per quanto mi appassioni). Ebbene è stato proprio così: una gara bella ma impegnativa. L’evento continua a essere il mio preferito, ma questa 20 km è stata difficile.

Andiamo per ordine. Considerando che non sono un’atleta professionista e che devo mediare impegni di lavoro e viaggi con gli allenamenti, ritengo di aver fatto comunque un buon lavoro di preparazione e di aver curato abbastanza bene l’alimentazione prima della gara. Si certo, 9 h di viaggio (tra treno e auto) il giorno prima della gara non hanno aiutato, ma tutto sommato mi sento pronto. Abbigliamento, scarpe ed equipaggiamento si sono rivelati adeguati, ma oramai ho un po’ di esperienza e quindi direi che era scontato.

Partenza alle 5 del pomeriggio; fa molto caldo, e i primi 2/3 km mettono alla prova, ma sono abituato al caldo e non mi pesa. Ben presto arriva la salita. Una salita ripida, che mette a dura prova gambe, schiena e battito cardiaco. Ci si aspetta un temporale per le 6, che però non arriva; arriverà solo alle 9 di sera. Solo una pioggia non troppo pesante accompagna gli atleti dopo la seconda ora di gara; sufficiente a rendere il terreno a tratti scivoloso e fangoso. Ma la salita rimane lì e sembra non finire mai. Le gambe si fanno pesanti. Riesco a ingannarmi, tenendo il tempo con “sorsi d’acqua ogni 15 minuti”. Mi prometto una pausa di 5 minuti dopo 1 h, ma poi la rimando a 1 h e mezza, poi alla fine della salita, fino a non farla. Solo al ristoro (a 5 km dalla fine), mi fermo giusto il tempo di riepire la borraccia.

Durante la gara i soliti pensieri, ma due in particolare. Da un lato una riflessione sulle gare passate: lo scorso anno una distorsione mi ha ostacolato, ma alla fine sono arrivato alla fine. E quante altre volte ostacoli mi hanno permesso di dire: potevo fare di più, se solo…. Ebbene questo approccio non fa’ più parte di me. Tanti giustificano delle prestazioni non buone, dando la colpa: all’abbigliamento sbagliato, alle scarpe non adatte, alle condizioni meteo, ecc.. Ebbene non è così. Fermo restando che io per prima (da non professionista) non guardo la prestazione in termini di tempo, sono convinto che tutto dipende da noi e che non ci sono scuse. Siamo noi a scegliere l’abbigliamento e le scarpe, di guardare o meno il meteo, di stare attenti o meno al terreno che può causare una distorsione. Tutto dipende da noi. E bisogna essere bravi non ad avere tutto perfetto, ma a dare il massimo con quello che si ha. Per quanto non sia contento del tempo assoluto, io sono consapevole che oggi ho dato il massimo con quello che avevo, e tanto basta. Ho stretto i denti quando una caviglia ha iniziato a farmi male, ho tenuto duro quando la salita sembrava infinita e il ristoro per riempire la borraccia non arrivava, ho stretto i denti per sopportare la schiena e le ginocchia che iniziavano a fare male. Non ci sono scuse. Mai. Si riflette su come poter migliorare o su cosa ha portato a delle prestazioni che potevano essere migliori, ma non ci sono scuse e bisogna dare sempre il massimo.

Altra considerazione: non si molla mai! Oggi ho portato a casa un’altra gara, pochi minuti dopo il tempo massimo consentito, ma sono arrivato alla fine e dando il massimo fino alla fine. Fintanto che non ci sono pericoli per la propria sicurezza (e questo nel mio caso vuol dire avere parametri vitali sensibilmente alterati…), si arriva alla fine. E possibilmente l’ultimo km lo si fa spingendo al massimo, a costo di vomitare dopo il traguardo. Ci sarà poi tempo per riprendersi.

Che altro dire…? Ci vediamo alla LUT 2018.

 

Ancora un ringraziamento ai miei sponsor (Monviso Water, Hotel Ambra Cortina, Sicort SRL), al comitato organizzatore della LUT per avermi invitato, allo staff e ai volontari per aver reso questo evento possibile, all’Ente Turismo Cortina per l’accoglienza e a tutti quelli che mi sono stati accanto di persona e col cuore.

Cortina SkyRace 2017: una "sprint" mica da ridere..

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