Invito a non Musulmani a unirsi allo spirito del Ramadan

Vivere il ramadan, il mese sacro per la comunità musulmana, è sempre un’esperienza molto forte. Il primo Ramadan in un Paese musulmano, per un visitatore appartenente ad un altro credo religioso, è sempre un’esperienza irripetibile, affascinante e al tempo stesso molto contrastante, per le sensazioni che lascia. Da un lato vedere locali che hanno l’obbligo di non bere, non mangiare, non fumare.. (in inglese : fasting) per tutto il giorno, ristoranti e bar chiusi, i pochi locali aperti per i turisti (per lo più dentro i centri commerciali e gli hotel) “nascosti” agli occhi dei musulmani per non indurli in tentazione. Dall’altro la gioia e lo spirito di convivialità per l’Iftar, la fine del digiuno, quando ci si riunisce con amici e parenti per cenare, un po’ come se fosse la nostra notte di San Silvestro, cominciando con un dattero, così come faceva il profeta Maometto. Oltre ad essere una tradizione, mangiare un dattero prima di interrompere il digiugno, da un temporaneo senso di sazietà, che consente così di non avventarsi sul cibo, creando così uno scompenso all’organismo dopo un’intera giornata senza cibo.

Con questo non vi stiamo invitando a convertirvi alla religione musulmana, ma a vivere un’esperienza che lascia il segno.

Ricordiamo che durante il Ramadan è vietato anche farsi vedere in pubblico mangiare, bere o fumare durante il giorno.

2 thoughts on “Invito a non Musulmani a unirsi allo spirito del Ramadan

  • 23 Agosto 2009 at 19:57
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    che rispettino il fatto che qui i lavoratori europei anno la precedenza non non si offendino se noi non li seguiamo

  • 23 Agosto 2009 at 20:11
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    Ciao Maurizio, ti ringrazio per il commento, ma l’articolo invitava ad unirsi allo spirito del Ramadan per turisti e lavoratori non musulmani, ma che si trovano magari in viaggio in questi giorni in un Paese musulmano.

    Anzi, quando i musulmani si trovano in viaggio all’estero durante il Ramadan, hanno la possibilità di non osservare il Ramadan, a patto di recuperare una volta tornati in patria

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