“Il DONO” di Patricia Peytrignet Canovà (seconda parte)

Barca a vela sul creek di Dubai. Vecchia foto.Omar  navigava sul Creek con la sua barca vela, una piacevole abitudine a cui non sapeva rinunciare dopo una giornata di lavoro in ospedale.

Una lieve brezza serale gonfiava la vela facendolo  ondeggiare lento ed Omar, seduto a poppa si lasciava cullare.

Rapito dalle luci colorate delle case in pietra addossate alle due rive che esplodevano in un tripudio di viola, gialli ed, arancioni, finalmente si rilassò; incrociò le mani dietro la nuca beandosi del sottofondo musicale proveniente dai locali che si fondevano con il Salat al-Maghrib del Muezzin.

“Sacro e profano…….” pensò sorridendo.

Poi,  d’improvviso qualcosa attirò la sua attenzione.

Un forma indefinita galleggiava ad una trentina di metri da lui avvicinandosi lentamente, sembrava una sorta di spuma bianca, no un pezzo di stoffa ….no un lenzuolo…no…no…. solo della plastica.

Lasciò perdere sbottando “incivili…ancora immondizie nel fiume!”  e tornò ad ascoltare la preghiera del Muezzin accompagnata da un ritmo Baladi piuttosto incalzante.

Ma la spuma bianca seguendo la corrente arrivò dritta alla sua  imbarcazione urtandola con un secco botto ed Omar capì che non poteva trattarsi di plastica.

Si alzò dalla poppa dirigendosi al centro della barca sporgendosi dal lato dell’urto.

Per un istante il suo cuore cessò di battere…..”Ma quale immondizia è una donna!!! ” Urlò sconvolto.

Afferrò la veste bianca che aveva scambiato per tutto tranne per ciò che  realmente era e con forza issò quel corpo inerme sull’imbarcazione.

……….due settimane………..

Due settimane da quando quella ragazza gli  era scivolata tra le braccia  fluttuando sulle acque del Creek   come un dono stesso del fiume.

Per questo l’aveva chiamata Nawal……..dono….appunto, ma non voleva rivelarlo a lei, gli sembrava troppo presto ….troppo romantico. Insomma non era pronto ad affrontare quella sconvolgente attrazione  che giorno dopo giorno lo stava consumando.

Aveva sempre rifiutato una donna nella sua vita, forse perchè gli erano troppo impresse nel cuore le immagini di sua madre con le mani consumate dalla fatica, con lo sguardo truce della giovane vedova  lasciata sola dalla famiglia per l’onta di aver sposato un europeo e per giunta di averci fatto un figlio: sua madre  con il disonore marchiato sulla pelle  ed il pesante fardello della reietta.

Certo, ora, guardando  la piccola  Nawal, quella convinta solitudine  di colpo si perdeva ed il desiderio di  avere una compagna  «….questa compagna e solo questa…..».

Non gli importava se Nawal sembrava essere più giovane di lui, si, probabilmente aveva 24, 25 o magari 26 anni…non di più che di contro ai suoi 40 facevano una bella differenza ….     « ma del resto, nessuno mai direbbe di me che sono un quarantenne: ho una folta chioma nera, la pelle soda, ambrata , gli occhi di un sexy velluto nero, il profilo greco, sono atletico, ho persino l’agognata tartaruga addominale insomma sono bello e non sfigurerei accanto a lei…..e vuoi mettere  il fascino di un camice bianco?» Gli scappò da ridere ma si trattenne per non sembrare pazzo.

«Ogni volta…» sussurrò lei richiamandolo alla realtà.

«Cosa?» Chiese stupito Omar.

«Nulla». Rispose lei.

«No, dico…ogni volta cosa?» Precisò Omar pensando di non aver udito per intero quanto gli aveva detto.

«Non lo ricordo». Ribattè Nawal portandosi una ciocca ribelle dietro l’orecchio, «non ricordo più cosa  volevo dirti».

Omar la fissò intenerito  «Non importa, me lo dirai quando te ne sarai ricordata».

Lei si avvicinò con passo impercettibile sembrava volare a pochi illimetri dal pavimento tanto era fluida nel cammino.

Afferrò la mano di Omar portandosela al volto «grazie»…ne baciò il palmo e lo chiuse in un pugno «….è per te».

«Doctor Lacroix! Plese we need your help!» L’uomo vestito di verde ancora con la mascherina della sala operatoria era entrato senza bussare nella stanza 13 interrompendo  di scatto l’atmosfera magica  creatasi, concitato continuava a ripetere « I need you! I need you!»

«I’m coming».Lo rassicurò Omar, «Nawal…devo….».

Lei lo zitti sfiorandogli le labbra con le esili dita «lo so e so che tornerai presto».

Omar sentì un lungo brivido percorrergli la schiena e la sensazione di aver avuto un cazzotto nello stomaco quasi lo fece barcollare. A malincuore si voltò per uscire dalla stanza….un ultimo sguardo a lei……

……..«Nawal chi sei?»…….

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