Musulmani o islamici? Il mondo dell’Islam..

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L’Islam (in arabo: إسلام) da pronunciare “Islàm”, traducibile con “sottomissione [a Dio]”, che deriva dalla radice “slm” ovvero “essere salvato”, è una religione monoteista, osservata dai musulmani. L’Islam si è manifestato per la prima volta nella cittadina higiazena della Mecca (Penisola Araba) nel VII secolo. Suo portavoce è stato Maometto (in arabo: محمد, Muḥammad), considerato dai musulmani l’ultimo e definitivo profeta inviato da Dio (in arabo: الله, Allāh) al mondo intero. Il numero di devoti in tutto il mondo varia tra il miliardo e 200 milioni e il miliardo e mezzo di devoti. I Musulmani rappresentano, attualmente, la seconda comunità religiosa in Italia per numero di fedeli; a seguito dell’immigrazione proveniente dai paesi islamici, il numero dei musulmani in Italia, per la quasi totalità sunniti, oscilla tra il milione e il milione e300 mila unità.

islam-in-italia-interno-della-moschea-di-romaL’Islam considera che il messaggio divino, contenuto nel suo libro sacro (il Corano) e negli insegnamenti del profeta Maometto, sia destinato a tutto il genere umano dall’inizio dei tempi, incluse quindi le comunità religiose monoteistiche ed enoteistiche precedenti alla sua comparsa e affermazione. Il loro credo, di cui si accettano taluni assunti e molti profeti (da Adamo a Noè, da Abramo a Mosè, fino a Gesù), viene ritenuto di origine celeste ma alterato dal fluire del tempo e dalla malizia degli uomini. Secondo i musulmani, l’Islam è la definitiva e non più modificabile riaffermazione divina della sua volontà, destinata a perdurare inalterata fino al Giorno del Giudizio, anche se talora tradita o trascurata dai suoi fedeli.

Quanto al lessico impiegato, se in contesti linguistici diversi da quello italiano la differenza fra il termine Islam e Islamismo è abbastanza sfumata, in italiano una diversità sostanziale invece esiste, perché con la parola Islam s’intende quell’insieme di atti di fede, di pratiche rituali e di norme comportamentali che è praticato da sunniti e sciiti che, insieme, rappresentano quasi il 99% dei fedeli musulmani, mentre il termine Islamismo indica di fatto una concezione dell’uomo e del mondo che s’ispira ai valori dell’Islam ma che si esprime a livello politico.

La disciplina che studia l’Islam è tradizionalmente detta in italiano islamistica, e islamisti sono detti i suoi cultori e studiosi. Senonché, per il disinvolto e improprio uso fattone dai media, il termine “islamista” tende a essere per lo più percepito come sinonimo di “estremista islamico”, generando comprensibile e crescente disagio per gli studiosi della materia che potrebbero in alternativa ricorrere al gallicismo islamologi. Dunque islamistica o islamologia? Si può dire che islamistica rimane la dizione ufficiale della branca disciplinare relativa alla cultura dell’Islam, anche se esiste la possibilità che il sostantivo islamologia – del tutto assente dalla nomenclatura accademico-scientifica in Italia – per le ragioni predette possa trovare una maggior diffusione.

Crescente confusione riguarda negli ultimi anni gli aggettivi sinonimi musulmano e islamico. Oggi il secondo aggettivo si è fortemente caricato di connotazioni negative, in quanto spesso trasformato su alcuni strumenti di comunicazione di massa in sostantivo utile a indicare solo i militanti di movimenti radicali di matrice islamica che spesso tracimano nel terrorismo. Sicché oggigiorno si osserva una crescente divaricazione semantica nell’uso dei due termini, inizialmente perfetti sinonimi: “musulmano”, a differenza di “islamico”, sembra tuttora mantenere una connotazione più neutra e meno legata ad aspetti ideologici ed emotivi connessi con l’attualità.

La Luna crescente con una stella è il simbolo associato alla fede islamica e che infatti  è presente su molte bandiere di Stati musulmani (Azerbaygian, Turchia, Maldive, Pakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Algeria, Mauritania, Tunisia, Comore).

Il simbolo ha in realtà un’origine molto antecedente rispetto alla nascita dell’Islam, in quanto sovente luna e sole erano assunti come divinità che governavano il tempo dell’uomo. Informazioni sulla comparsa del simbolo sono difficili da trovare, molte teorie ne collocano le origini nelle regioni dell’Asia Centrale ricollegandole alle popolazioni che vi abitavano e alla loro venerazione del Sole, della Luna e degli dèi del cielo. Ci sono collegamenti anche con i simboli di Luna decrescente e stella utilizzati per indicare la dea cartaginese Tanit e la dea greca Artemide (Diana per i Latini). La città di Bisanzio (successivamente rinominata prima Costantinopoli e poi Istanbul) adottò il simbolo della Mezzaluna, si pensa in onore della dea Diana. Altri ne collocano l’origine nel periodo di una battaglia tra Romani (che vinsero) e Goti svoltasi il primo giorno di un mese lunare. Si dice che Roma per l’occasione realizzò bandiere raffiguranti la Mezzaluna.

Le prime comunità musulmane non avevano simboli definiti. Al tempo del profeta Maometto, le armate islamiche utilizzavano bandiere colorate (solitamente nere, verdi o bianche) per identificarsi. Anche nelle generazioni successive si continuarono ad utilizzare bandiere colorate senza simboli, salvo per il vessillo di Khālid b. al-Walīd che aveva un’aquila ( ˁuqāb ).

Fu con l’Impero Ottomano che la Mezzaluna divenne uno dei simboli della religione islamica. Quando nel 1453, i Turchi conquistarono Costantinopoli ne mantennero la bandiera tradizionale. Una leggenda racconta che il fondatore dell’Impero Ottomano, Osman, ebbe un sogno in cui vide la Mezzaluna espandersi da un capo all’altro della Terra. Percependo questo sogno come un buon presagio mantenne il simbolo della Mezzaluna come emblema della sua dinastia. Si dice che le cinque punte della stella rappresentino i Cinque pilastri dell’Islam, ma è una pura congettura. Le cinque punte non erano infatti uno standard delle bandiere ottomane, e non lo sono nemmeno oggi sulle bandiere dei Paesi islamici che pure adoperano la stella.

Per quattrocento anni l’Impero Ottomano amministrò le comunità musulmane. Dopo secoli di battaglie contro l’Europa cristiana, è ipotizzabile che il simbolo venne adottato da quasi tutte le comunità musulmane che vi videro un emblema di vittoria e grandezza.

Basandosi su questa storia molti musulmani rifiutano di riconoscere il simbolo della Mezzaluna come emblema della fede islamica sapendo che si tratta di un’antica icona pagana. Non a caso la mezzaluna non compare nella bandiera dell’Arabia Saudita, Stato islamico per antonomasia e nemmeno in quella dell’Iran, stato teocratico ispirato all’islamismo sciita.

La fede islamica predicata da Maometto aveva una struttura semplice, basata su tre articoli fondamentali:

1. Unicità di Dio
2. Profezia di Maometto
3. Mistero dei giorni estremi

Per essere un “uomo dell’Islam” si deve possedere perfettamente la fede in questi principi ed esercitare il bene e la pietà (birr). Le parole “Islam” e “salam” (pace) hanno la stessa radice consonantica e sono come fuse. L’Islam si configura quindi come “intima pace dell’uomo con Dio” e il mùslim (musulmano) è colui che si affida con pienezza al Signore. Questo fiducioso abbandono è manifestato dal credente assolvendo per quanto può ai doveri espressi dai cinque arkàn al-Islàm, vale a dire i cinque “pilastri della fede islamica”.

L’Islam non è soltanto una religione, nel senso tecnico del termine (cfr. il latino religio), che si basi principalmente su un’intima persuasione di fede, ma è anche (e non secondariamente) un’ortoprassi, cioè una serie di azioni e comportamenti obbligatori. I comportamenti esteriori sono giudicati secondo la shari’a, la disciplina legale islamica, mentre per quelli interiori il solo giudice è Dio.
Ciò non toglie che, dopo un lungo e animato dibattito teologico durato quasi un secolo, mirante a determinare se per potersi definire “musulmano” bastasse l’imān (la fede) o se invece essa dovesse accompagnarsi o addirittura essere subordinata alle opere (a‘māl) la risposta è stata quella di dare assoluta preminenza alla prima, tant’è vero che per essere considerato a pieno titolo “musulmano” è sufficiente una seria shahāda, anche se un musulmano non potrà poi esimersi dall’esprimere coerentemente nei fatti della vita la profondità e la sincerità della sua fede.
Questo di per sé eliminerebbe la necessità di parlare di un “integralismo islamico”, dal momento che l’Islam ha per definizione un approccio “integrale” alla realtà fenomenologica, senza alcuna separazione fra aspetti mondani e ultramondani. Si può invece a buon diritto parlare di “fondamentalismo”, inteso come metodologia per interpretare la lettera della Rivelazione coranica.

Le correnti principali dell’Islam non ammettono né riconoscono clero e tanto meno gerarchie (indirettamente una forma di ambiente clericale esiste però nell’ambito sciita), dal momento che si crede non possa esistere alcun intermediario fra Dio e le Sue creature.

Da non confondere col clero è la categoria degli imam, musulmani che per le loro buone conoscenze liturgiche, sono incaricati dalla maggioranza dei fedeli di condurre nelle moschee la preghiera obbligatoria.

Neppure gli ‘ulamā’ che si limitano a interpretare il Corano possono essere avvicinati a una forma di clero, anche se, nell’assolvere alla loro funzione, di fatto tendono a riaffermare il ruolo privilegiato che deve svolgere la religione islamica nella società. A un ben delimitato ambito giuridico vanno invece ricondotti i muftì, che sono autorizzati a esprimere pareri astratti nelle diverse fattispecie giuridiche, indicando se una data norma sia o meno coerente con l’impianto giuridico islamico.
Similmente deve dirsi dei qadi. Di nomina governativa, essi eventualmente sono chiamati a giudicare in base alle norme della shari’a all’interno di particolari tribunali (definiti sciaraitici) che un tempo prevalevano nelle società islamiche ma che oggi sono soppiantati dai tribunali statali. Questi ultimi giudicano sulla base di codici, per lo più d’ispirazione occidentale, anche se ispirati alla normativa sciaraitica.
Il fatto di non interfacciarsi col sacro non consente quindi in alcun modo di assimilare le loro figure a quella del sacerdote.

I testi fondamentali a cui fanno riferimento i musulmani sono, in ordine di importanza:

* il Corano (letteralmente “Recitazione”), che è considerato dai musulmani espresso parola per parola da Dio (Allah). I musulmani ritengono che Maometto abbia ricevuto il Corano da Dio attraverso l’Arcangelo Gabriele, che glielo avrebbe rivelato in lingua araba.È per questo che i fondamentali atti liturgici islamici sono recitati in tale idioma in tutto il mondo musulmano. Dopo la Rivelazione ricevuta da Maometto l’Islamismo crede, per dogma, che nessun altro profeta sarà più identificato da Dio fra gli uomini. Volendo fare un paragone con il cristianesimo, il Corano, più che al Nuovo Testamento, è assimilabile al Cristo stesso, in quanto “Verbo di Dio”. Secondo i fedeli, il Corano non venne messo immediatamente per iscritto: Maometto sarebbe stato analfabeta, secondo una “comoda” ma improbabile ipotesi e lo avrebbe “letto” per grazia divina via via che l’Arcangelo Gabriele glielo srotolava attorno alla testa come una lunga fascia luminosa; lo memorizzò e lo recitò più volte ai suoi seguaci finché essi stessi non lo memorizzarono. Solo più tardi fu messo per iscritto e da allora il testo è immutabile.
* la Sunna (letteralmente “consuetudine”) è una serie di detti e fatti di Maometto, basata su hadith (ḥadīth) (tradizioni), tramandati da testimoni ritenuti sicuri. Essa è rintracciabile nei Sei libri (al-kutub al-sitta), i più importanti dei quali sono quelli di Bukhārī e di Muslim ibn al-Ḥajjāj mentre gli altri furono composti da Ibn Māja, al-Nasāʾī, al-Tirmidhī e Abū Dāwūd al-Sījistānī.

I musulmani credono che anche altri testi siano d’ispirazione divina, seppur corrotti dal tempo o dagli uomini:

* il Vangelo;
* i Salmi;
* la Tōrāh.

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